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Acireale, un gioiello barocco ai piedi dell’Etna

  • Sicilia
Acireale: la città dei cento campanili sulla Riviera dei Ciclopi

La città dei cento campanili, del barocco lavico e del carnevale più bello di Sicilia.

C’è una Sicilia che si conosce bene e c’è una Sicilia che si scopre con la sorpresa di chi non si aspettava tanto. Acireale appartiene alla seconda categoria. Eppure è lì, a diciassette chilometri da Catania, sopra uno strapiombo di lava solidificata che guarda lo Ionio, con il suo centro storico barocco che si dispone lungo il corso principale come un racconto fatto di pietra e di campanili. La chiamano la città dei cento campanili, e non è esagerazione: Acireale ha un numero di edifici religiosi sproporzionato rispetto alla sua dimensione, eredità di secoli in cui la devozione, la ricchezza mercantile e la rivalità tra famiglie nobiliari si misuravano anche in cupole e facciate.

Sorge su un altopiano di lava antica, la Timpa, separata dal mare da uno scoscendimento di oltre centocinquanta metri. Dall’alto del centro storico, in certi giorni limpidi, si vede l’Etna che fuma da un lato e lo Ionio che scintilla dall’altro. Una città stretta tra il fuoco e l’acqua, come tante città della Sicilia orientale, che a questa tensione tra elementi opposti deve parte del suo carattere e tutta la sua bellezza.

Acireale il Centro Storico

Il mito delle origini: Aci, Galatea e il ciclope Polifemo

Il nome Acireale porta dentro di sé una storia più antica di qualunque fondazione documentata. La leggenda, raccontata già da Virgilio e da Ovidio, vuole che su questa costa abitasse un giovane pastore di nome Aci, di cui si innamorò la ninfa Galatea. Il problema era che Galatea era già oggetto dell’amore del ciclope Polifemo, il mostro dall’occhio solo che abitava sull’Etna. Polifemo, accecato dalla gelosia, sorprese i due giovani insieme e scagliò su Aci un masso enorme. Dal sangue del giovane nacque un fiume che i greci chiamarono Akis, che scorre prevalentemente sotterraneo e riaffiora solo in certi punti della costa, chiamato ancora oggi dagli acesi «u sangu di Jaci».

Questa leggenda non è un semplice ornamento folkloristico: è la radice del nome di tutta la zona. I comuni con il prefisso Aci sono molti, da Aci Castello a Aci Trezza, da Aci Catena a Aci Sant’Antonio. Tutti portano nel nome il ricordo di quel pastore. L’aggettivo Reale fu aggiunto nel 1642 da un decreto del re di Spagna Filippo IV, che volle distinguere questa città dalle altre Aci del circondario e sottolineare il suo rango di città demaniale, libera da vincoli feudali. Da quel decreto nacque il nome ufficiale: Acireale.

La storia documentata è un po’ meno poetica ma non meno movimentata. Fondata come colonia greca nel 731 avanti Cristo con il nome di Xiphonia, la città attraversò secoli di dominazioni diverse, fu distrutta da terremoti e dall’Etna, si spostò più volte. Il nucleo dell’attuale città si consolidò nel Trecento, quando alcune famiglie si trasferirono sull’altopiano della Timpa fondando Aquilia Nuova. Il Cinquecento portò ricchezza commerciale e con essa le chiese, i conventi, i palazzi baronali che ancora oggi caratterizzano il centro.

Il terremoto del 1693 e la rinascita barocca

L’11 gennaio 1693 il grande terremoto che devastò la Sicilia sudorientale colpì duramente anche Acireale. La città fu quasi interamente distrutta. Ma come accadde a Noto, a Ragusa, a Catania, dalla distruzione nacque qualcosa di nuovo e di straordinariamente bello: la ricostruzione in stile barocco trasformò un borgo medievale in una città di pietra lavica e calcare bianco, di facciate elaborate, di mascheroni che sorridono o ammoniscono dai balconi dei palazzi nobiliari, di chiese che sembrano gareggiare tra loro in ornamento e altezza.

Il nucleo barocco di Acireale si sviluppa intorno a Piazza del Duomo, il cuore pulsante della città, dove si affacciano gli edifici più importanti e dove la vita urbana si concentra ancora oggi con la naturalezza di un luogo che non ha smesso di essere vissuto. È una piazza che funziona, non un museo all’aperto: ci sono i bar, le conversazioni, i bambini che corrono, i turisti che alzano il telefono. E intorno, la pietra lavica e il marmo che raccontano trecentocinquanta anni di storia.

La Cattedrale di Acireale

Piazza del Duomo: il salotto barocco di Acireale

La Cattedrale, dedicata all’Annunziata e a Santa Venera patrona della città, fu costruita tra il 1597 e il 1618 e rimaneggiata nel corso del Settecento. La facciata è negotica, con alte guglie di forma conica che si innalzano sopra il corso e si vedono da lontano. L’interno è a croce latina, riccamente affrescato: spiccano le tele di Pietro Paolo Vasta, il pittore acese che più di chiunque altro ha segnato la decorazione pittorica di questa città, insieme a opere di Antonio Filocampo, Giuseppe Sciuti, Francesco Patanè, Vito D’Anna e Giacinto Platania. Nella Cappella di Santa Venera si conserva il prezioso simulacro in argento della patrona.

Accanto alla Cattedrale sorge la Basilica dei Santi Pietro e Paolo, eretta nel 1550 e ricostruita nel Seicento e nel Settecento. La facciata, progettata dal pittore Vasta nel 1741, è uno dei più eleganti esempi del barocco acese: in pietra bianca di Siracusa, con un solo campanile in verticale sul lato sinistro, asimmetrica ma equilibrata. All’interno, a navata unica, si venera la statua del Cristo alla Colonna, di autore ignoto, portata in processione ogni settant’anni: una devozione che si rinnova di generazione in generazione.

Il Palazzo del Municipio ad Acireale

A completare il perimetro della piazza, il Palazzo del Municipio, detto anche Loggia Giuratoria, iniziato nel 1659 e ricostruito dopo il terremoto tra il 1783 e il 1785 su disegno di Costantino Larcidiacono. La facciata in stile tardo barocco ha al pianterreno una lunga balaustra interrotta solo dal portale d’ingresso, e al primo piano una teoria di balconi con ringhiere in ferro battuto sorretti da mascheroni scolpiti, quei volti grotteschi e beffardi che sono uno dei tratti più caratteristici dell’architettura barocca siciliana. All’interno si conserva la Carrozza del Senato, costruita nel 1784, rivestita in vernice d’oro e affrescata da Alessandro Vasta.

La Basilica di San Sebastiano ad Acireale

La Basilica di San Sebastiano: il gioiello del barocco acese

Se c’è un edificio che vale da solo la visita ad Acireale, è la Basilica Collegiata di San Sebastiano, dichiarata monumento nazionale. Si trova a pochi passi dalla Cattedrale, su Piazza Lionardo Vigo, e la sua facciata è una delle creazioni più straordinarie del barocco siciliano. Costruita a partire dai primissimi anni del Seicento e completata nel 1644, la basilica si presenta preceduta da una balaustra con dieci statue dell’Antico Testamento e quattordici putti che reggono festoni. La facciata è in pietra bianca di Siracusa, con sei ordini di nicchie e statue, lesene tortili, rilievi floreali, ovunque un rigoglio di forme che non diventa mai caotico perché ogni elemento è al suo posto.

L’interno è altrettanto ricco: Pietro Paolo Vasta vi lavorò a lungo, lasciando affreschi nelle volte, nel transetto e nel coro. Nelle sale accanto alla sacrestia si trova il Museo del Tesoro, con opere di manifattura siciliana, reliquiari, vasi sacri e i gioielli che adornano il simulacro di San Sebastiano durante la festa. La basilica è dedicata al patrono della città, la cui festa si celebra il 20 gennaio con una processione solenne che è uno degli eventi religiosi più sentiti dell’anno.

Pietro Paolo Vasta: il pittore della città

Non si può parlare di Acireale senza parlare di Pietro Paolo Vasta, il pittore nato qui nel 1697 e morto nel 1760. Vasta è ovunque in questa città: nella Basilica di San Sebastiano, nella Cattedrale, nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nella Chiesa di Santa Maria del Suffragio, nella Chiesa di Sant’Antonio da Padova, in quella di San Camillo. Affresca soffitti e volte, dipinge tele, decora cappelle. È il pittore ufficiale di Acireale barocca, il traduttore visivo di una città che nella seconda metà del Settecento aveva fame di bellezza e di rappresentazione.

La sua opera più citata è probabilmente il ciclo di affreschi della Chiesa di Santa Maria del Suffragio, interamente dedicata alle anime del Purgatorio: le pareti e le volte sono coperte da una serie di scene che compongono un programma iconografico coerente e potente, tutto dominato dall’attesa della salvezza. Ma è nella Chiesa di Sant’Antonio da Padova che si racconta l’episodio più umano: nel 1755, mentre stava dipingendo la volta della chiesa, Vasta fu colpito da apoplessia sull’impalcatura. Sopravvisse, ma non completò l’opera. Toccò al figlio Alessandro terminare gli affreschi.

Il carnevale di Acireale tra i più belli d'Italia

Il Carnevale di Acireale: i carri infiorati

Acireale ha un carnevale, e non un carnevale qualunque. È considerato il più bello della Sicilia e uno dei più belli d’Italia, con una storia che risale almeno al Quattrocento e una tradizione che si è consolidata nella forma attuale a partire dal 1929. La caratteristica che lo distingue da tutti gli altri carnevali italiani sono i carri infiorati: strutture di metallo ricoperte di fiori veri, decine di migliaia di fiori freschi che vengono applicati a mano dai carteurs, i costruttori, secondo un disegno elaborato mesi prima. I fiori muoiono in pochi giorni, il carro dura lo spazio della sfilata, e ogni anno tutto ricomincia da capo.

Accanto ai carri infiorati sfilano i carri allegorico-grotteschi in cartapesta, i gruppi mascherati, le bande musicali. Per una settimana il corso principale di Acireale diventa un teatro a cielo aperto che attira decine di migliaia di visitatori da tutta Italia. Nei giorni del carnevale gli hotel della zona si riempiono mesi prima, e chi non ha prenotato per tempo fatica a trovare posto. È uno di quegli eventi che conviene segnare in calendario con largo anticipo.

Il Centro Storico di Acireale

La Timpa e i borghi marinari: dall’altopiano al mare

Dal centro storico di Acireale, che sorge sull’altopiano lavico, si scende verso il mare attraverso la Timpa, uno scoscendimento di lava che digrada verso la costa per oltre centocinquanta metri. Dal 1999 la Timpa è Riserva Naturale Orientata: una striscia di territorio di circa sei chilometri lungo la costa, caratterizzata da rocce vulcaniche a gradinate, faglie laviche, vegetazione fitta e quasi incontaminata nonostante la vicinanza alla città. È uno dei rari casi in Sicilia in cui la natura vulcanica si incontra con il Mediterraneo senza che l’urbanizzazione abbia avuto l’ultima parola.

Il modo più suggestivo per scendere dalla città alla costa è seguire le Chiazzette, l’antico sentiero costruito in epoca spagnola che zigzaga lungo la parete della Timpa con ampie rampe scavate nella lava e piccole piazze di sosta, le chiazzette appunto, che danno il nome al percorso. Si scende per qualche centinaio di metri tra la vegetazione, con l’Etna da un lato e lo Ionio che si allarga davanti, fino ad arrivare a Santa Maria la Scala, il più caratteristico dei borghi marinari di Acireale.

Santa Maria la Scala è un piccolo paese di pescatori rannicchiato ai piedi della Timpa, con un porticciolo, qualche ristorante di pesce, case basse e un’atmosfera che il turismo di massa non ha ancora scalfito del tutto. La chiesa seicentesca ha un portale barocco in pietra lavica nera, e all’interno si conserva un dipinto secentesco della Madonna della Scala con Santa Venera e Santa Tecla. È il posto dove andare a pranzo dopo aver passato la mattina nel centro storico barocco: pasta al pesce spada, sarde a beccafico, un bicchiere di vino bianco siciliano con il mare a dieci metri.

Gli altri borghi marinari del comune di Acireale sono Capo Mulini, Santa Caterina, Santa Tecla, Stazzo e Pozzillo: piccoli agglomerati di case lungo la costa lavica, ciascuno con il suo porticciolo, le sue barche, le sue specialità di pesce. La costa è rocciosa, non sabbiosa, e le acque dello Ionio in questa zona sono limpide e ricche di vita marina. Poco più a sud, già fuori dal territorio di Acireale, si trovano Aci Trezza con i suoi celebri faraglioni e Aci Castello con il suo castello normanno in pietra lavica a picco sul mare.

Acireale: la città dei cento campanili sulla Riviera dei Ciclopi

La Biblioteca Zelantea e la cultura acese

Acireale è anche una città di cultura laica. La Biblioteca e Pinacoteca Zelantea, fondata nel 1671 dall’Accademia degli Zelanti, è una delle biblioteche storiche più importanti della Sicilia orientale: raccoglie codici manoscritti medievali, incunaboli, stampe antiche, carte geografiche, e una pinacoteca con opere dei secoli XVII-XIX tra cui tele di Pietro Paolo Vasta e di altri pittori acesi. L’accademia degli Zelanti fu fondata nel 1671 e si riunì per alcuni anni proprio nella cripta della Basilica di San Sebastiano, prima di trovare una sede definitiva.

La tradizione culturale acese ha espresso anche figure importanti nella letteratura italiana del XIX secolo: Lionardo Vigo, poeta e folklorista, è uno dei personaggi più celebri della città. Il corso principale porta il suo nome, e c’è una piazza a lui dedicata nel centro storico.

La granita e la nivarata: il culto del freddo sotto l’Etna

C’è una cosa che ad Acireale si fa particolarmente bene, e che gli acesi considerano con una forma di orgoglio discreto ma solido: la granita. Non quella industriale, non quella dei bar di passaggio. La granita acese è una tradizione che ha radici antiche nelle nevi dell’Etna, quando le nevi venivano portate a valle e mescolate con succhi di frutta o mandorla per creare quello che i siciliani chiamano nevata, nivarata. Mandorla, limone, gelso nero, fico d’india, pistacchio di Bronte: ogni stagione ha la sua granita, ogni bar ha la sua versione.

Ogni anno Acireale dedica alla granita una festa intera, la Nivarata, che si tiene in primavera: stand di ogni varietà, degustazioni, laboratori, tutto all’aperto nel centro storico. È uno di quegli eventi che sembrano pensati apposta per chi vuole capire qualcosa di più della Sicilia, non solo visitarla.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Acireale si trova in provincia di Catania, a circa 17 km a nord del capoluogo, sulla costa ionica della Sicilia.

✈️ In aereo: l’aeroporto più vicino è Catania-Fontanarossa (CTA), a circa 25 km. Da lì in auto circa 25 minuti, oppure treno fino alla stazione di Acireale.

🚗 In auto: dall’autostrada A18 Catania-Messina, uscita Acireale. La città è ben segnalata. Parcheggio disponibile in vari punti del perimetro del centro storico.

🚆 In treno: la stazione di Acireale si trova sulla linea Catania-Messina. Collegamento regolare con entrambe le città. La stazione è a circa 2 km dal centro storico.

🎭 Carnevale: si svolge nei giorni del carnevale tradizionale (febbraio-marzo). Prenotare hotel con mesi di anticipo. Il sito ufficiale www.carnevaleacireale.com pubblica il programma completo.

🌸 Nivarata (Sagra della Granita): si tiene in primavera, generalmente a maggio, in Piazza del Duomo.

🏖️ Borghi marinari: Santa Maria la Scala si raggiunge a piedi tramite le Chiazzette (sentiero nella Timpa, 30-40 min discesa) o in auto percorrendo la SS 114. Capo Mulini e Santa Tecla sono facilmente raggiungibili in auto lungo la costa.

🗓️ Quando andare: primavera e autunno per il centro storico. Estate per la costa e i borghi marinari. Febbraio-marzo per il Carnevale.

Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

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