Ci sono luoghi in cui la storia non è un’astrazione da leggere sui libri, ma una cosa concreta che si calpesta, che si respira, che affiora tra l’erba secca delle colline. Aidone è uno di questi. Borgo normanno di poco più di quattromila abitanti, arroccato a oltre seicento metri sui Monti Erei nella provincia di Enna, tiene sotto di sé, a pochi chilometri di distanza in linea d’aria, una delle città antiche più straordinarie di tutta la Sicilia: Morgantina. Una polis siculo-greca che il suo stesso padre fondatore, il tempo, ha conservato meglio di molti altri siti, per il semplice fatto che era già abbandonata duemila anni fa e nessuno ci ha costruito sopra nulla.
Aidone non è sulla rotta dei grandi flussi turistici siciliani. Non è Taormina, non è Agrigento, non è Noto. È un borgo lento, silenzioso, con le piazze che sembrano fermate a un’altra epoca e i vicoli in salita che portano sempre a qualche chiesa, qualche arco, qualche belvedere aperto sui Monti Erei e sull’Etna che si vede in lontananza nelle giornate limpide. Per questo vale la pena andarci: perché ti restituisce una Sicilia autentica, non mediata, non confezionata per il turismo.
Il nome, la leggenda, la storia
Il nome stesso di Aidone è avvolto in una nube di interpretazioni concorrenti. Una tradizione antica lo faceva derivare da Aidoneus, appellativo del dio Ade-Plutone, che secondo la leggenda, dopo aver rapito Persefone presso il lago di Pergusa, avrebbe sostato sul colle su cui sorge il borgo. Una leggenda che non è priva di logica geografica: Pergusa è a una ventina di chilometri in linea retta, e la Sicilia centrale è da sempre la terra di Demetra e Persefone, il grano e la figlia perduta. Un’altra ipotesi, più sobria, fa derivare il nome dall’arabo Ayn dun, sorgente superiore, riferimento alla notevole presenza di acque nel territorio. Una terza lo ricollega al greco Aidoni, usignolo. Tre strade, tre mondi diversi, tutti plausibili: è la Sicilia.
La fondazione del borgo come lo conosciamo risale all’XI secolo, quando i Normanni, guidati dai fratelli Altavilla, conquistarono la Sicilia agli Arabi e rifondarono o ripopolarono insediamenti già esistenti. Per ripopolare Aidone portarono gente dalla Lombardia e dal Monferrato, coloni del nord che si mescolarono con la popolazione locale. Di questa colonizzazione settentrionale sopravvive ancora oggi una testimonianza unica e straordinaria: ad Aidone si parla ancora il galloitalico, un dialetto di tipo settentrionale, anomalo in mezzo al siciliano che circonda il borgo da tutte le parti. È una piccola isola linguistica medievale che si è conservata per quasi mille anni, uno dei tanti miracoli improbabili di questa isola.
Sotto i Normanni e poi gli Svevi e gli Aragonesi, Aidone crebbe di importanza, si arricchì di chiese e castelli, ospitò reali e nobildonne. La contessa Adelasia, nipote del Gran Conte Ruggero, tenne il borgo fino alla sua morte nel 1160 e vi fece costruire la chiesa di Santa Maria Lo Plano nel 1134, la cui torre campanaria, la Torre Adelasia, svetta ancora oggi su Piazza Cordova come uno dei simboli del paese. Il terremoto del 1693 devastò molto, come in tutta la Sicilia sudorientale, e la ricostruzione portò al centro storico quella miscela di medievale e barocco che ancora oggi lo caratterizza.
Il centro storico: viuzze, chiese e una lingua antica
Girare per il centro di Aidone è un’esperienza che si fa a piedi e lentamente. Le due piazze principali, piazza Umberto e piazza Cordova, dette dagli aidonesi semplicemente “a chiazza” e “u cchjan” nel loro dialetto galloitalico, sono i punti di riferimento attorno ai quali si organizza la vita del paese. Su piazza Umberto si affaccia il Municipio, costruzione settecentesca in stile neoclassico, e la chiesa di Sant’Antonio Abate, con la sua torre campanaria dalla cuspide rivestita di ceramica colorata e un affresco del 1581 che illustra le tentazioni del santo con un’immediatezza quasi fumettistica, emerso durante gli ultimi restauri.
Percorrendo via Roma verso il Castellaccio si incontra la facciata di San Domenico, costruita a partire dal 1419, con la sua singolare decorazione a punta di diamante: un motivo tipico dello stile plateresco catalano-aragonese, raro negli edifici religiosi e più comune in quelli civili, che qui produce un effetto di grande originalità tra le pietre color miele del borgo. La chiesa subì danni nel terremoto del 1693 e il portale barocco con la data 1741 testimonia i lavori di consolidamento seguiti al sisma. Poco lontano, la Chiesa Madre di San Lorenzo, probabilmente la più antica del borgo, sorge vicino al Castellaccio e custodisce secoli di storia aidonese tra le sue navate ricostruite dopo il terremoto.
In Piazza Cordova svetta la Torre Adelasia, che in origine era una delle torri di difesa lungo le mura del borgo e che oggi è diventata il campanile della chiesa di Santa Maria La Cava. Il portale in bronzo della chiesa, con episodi della vita di San Filippo Apostolo, introduce a una delle devozioni più radicate della comunità: il 1° maggio decine di migliaia di pellegrini arrivano da tutta la provincia per la festa del santo, uno di quei riti popolari profondi che la modernità non ha scalfito. La facciata esterna della chiesa, incompiuta, racconta un’ambizione seicentesca mai portata a termine: sarebbe dovuta essere a tre navate, rimase a una sola, ma la Torre Adelasia basta e avanza a dare carattere alla piazza.
Il Museo Archeologico: la Dea ritornata a casa
A poche centinaia di metri dal centro storico, nell’ex convento dei Padri Cappuccini costruito tra il 1611 e il 1613, ha sede il Museo Archeologico Regionale di Aidone, inaugurato nel 1984 e diventato nel 2011 uno dei musei più importanti della Sicilia per una ragione che ha fatto il giro del mondo: il ritorno della Dea di Morgantina.
La storia della Dea è una di quelle storie che sembrano scritte apposta per illustrare il tema dei beni culturali trafugati. La statua, una scultura di scuola fidiaca del V secolo avanti Cristo in tecnica acrolitica, con testa, mani e piedi in marmo e il corpo originariamente in altro materiale, fu scavata clandestinamente nella zona di Morgantina tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del Novecento. Attraverso il mercato clandestino dell’arte, arrivò negli Stati Uniti e nel 1988 fu acquistata dal Getty Museum di Malibù, dove fu esposta per anni come Afrodite di Morgantina o Venere. Gli archeologi italiani e americani che conoscevano il sito la riconobbero subito. Cominciò una lunga battaglia diplomatica e giudiziaria che si concluse nel 2011 con la restituzione all’Italia. Il 17 maggio di quell’anno la statua venne presentata al museo di Aidone alla presenza delle autorità. Oggi è là, nella sua sala, imponente e silenziosa, e vale da sola il viaggio fino in questo borgo dell’entroterra ennese.
Ma il museo non è solo la Dea. Custodisce anche i due acroliti di Demetra e Kore, tornati dall’Università della Virginia nel 2009 dopo essere stati trafugati nel 1979, e il Tesoro di Morgantina, un servizio di sedici pezzi in argento per banchetti del III secolo avanti Cristo restituito dal Metropolitan Museum di New York nel 2010. Tre ritorni, tre storie di furto e di recupero, tre oggetti di straordinaria bellezza che raccontano non solo la ricchezza dell’antica Morgantina ma anche le vicende oscure del saccheggio sistematico dei siti siciliani negli anni Settanta e Ottanta.
Morgantina: la Pompei sicula nei campi dorati
Il parco archeologico di Morgantina si trova a circa sei chilometri dal centro di Aidone, in direzione di Piazza Armerina, nelle contrade Serra Orlando e Cittadella. Fu riportato alla luce nell’autunno del 1955 dalla missione archeologica dell’Università di Princeton, e da allora gli scavi non si sono mai fermati, con i ricercatori americani e italiani che continuano a lavorare fianco a fianco su quello che è diventato uno dei siti di riferimento per la conoscenza della Sicilia greca e sicula.
La città era abitata sin dalla tarda età del bronzo, intorno al XIII secolo avanti Cristo, quando i Morgeti, popolo proveniente dall’Italia peninsulare, fondarono un villaggio di capanne sul colle della Cittadella. Poi arrivarono i Greci, e l’insediamento si ellenizzò lentamente, trasformandosi in una polis ricca e vivace, collocata strategicamente sull’asse che collegava la costa tirrenica con quella meridionale e dunque in posizione di grande importanza commerciale. Il periodo di massimo splendore fu il III secolo avanti Cristo, quando Morgantina si trovava all’estremità dell’impero di Ierone II di Siracusa. L’agorà, le terme, il teatro, le case dei ricchi mercanti: tutto parla di una città florida e ben organizzata.
Nel 211 avanti Cristo i Romani conquistarono la città e la donarono ai mercenari spagnoli che li avevano aiutati nella guerra contro Cartagine. Iniziò il declino. Le guerre servili della fine del II secolo, l’oppressiva amministrazione romana al tempo del governatore Verre, e infine l’abbandono definitivo intorno al 20 avanti Cristo: Strabone, lo storico greco, la descriveva già come una città disabitata. Ed è proprio questo abbandono antico, paradossalmente, a renderla così preziosa oggi: nessuno ci ha costruito sopra, nessuno ha riadattato i suoi edifici ad altri usi. Morgantina è rimasta ferma nel tempo come una fotografia di come viveva una città greco-sicula nell’antichità.
Quello che si visita oggi nel parco, che si sviluppa su oltre tre chilometri quadrati, include l’area pubblica di età ellenistica con l’agorà a doppia terrazza, uno degli esempi più belli di urbanistica ellenistica in Sicilia, il teatro che ospita ancora oggi spettacoli estivi, le terme nord la cui volta a crociera è stata attribuita ad Archimede, la Casa del Ganimede con uno dei mosaici più antichi della Sicilia, e una serie di abitazioni che documentano le diverse fasce sociali della popolazione. Gli scavi continuano ancora: ogni stagione porta nuovi reperti, nuovi frammenti di quella vita interrotta duemila anni fa.
Natura, lago e dintorni
Il territorio di Aidone non è solo archeologia. I Monti Erei che circondano il borgo offrono paesaggi di grande bellezza, con boschi naturali e artificiali, sorgenti d’acqua e panorami che nelle giornate limpide spaziano fino all’Etna. Il lago di Ogliastro, formato dallo sbarramento del fiume Gornalunga al confine con la provincia di Catania, è un’area umida di interesse naturalistico frequentata da numerose specie di uccelli stanziali e migratori, ideale per il birdwatching. Il Parco della Ronza, condiviso con Piazza Armerina ed Enna, aggiunge un’ulteriore dimensione verde a un comprensorio già ricco.
A pochi chilometri di distanza, quasi a formare un triangolo ideale con Aidone e Morgantina, si trova la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, sito patrimonio UNESCO con i suoi straordinari mosaici romani. Visitare i tre siti insieme in una giornata e mezza è possibile e consigliabile: si può acquistare un biglietto cumulativo che include il museo di Aidone, il parco di Morgantina e la Villa del Casale. Un percorso che porta il visitatore dalla Sicilia preistorica alla polis greca fino all’impero romano tardo, in un raggio di una decina di chilometri.
Aidone lo chiamano il Balcone di Sicilia per la vista che si gode dall’alto del borgo, sulle colline dorate d’estate e verdi in primavera, sui boschi dei Nebrodi all’orizzonte, sull’Etna che fuma lontano. È un nome che si porta bene: non solo per il panorama, ma per la posizione di osservazione privilegiata che questo borgo offre su una delle pagine più dense e affascinanti della storia dell’isola.
| ✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Aidone si trova in provincia di Enna, sui Monti Erei, a 35 km dal capoluogo e a circa 6 km dall’area archeologica di Morgantina. ✈️ In aereo: gli aeroporti più vicini sono Catania-Fontanarossa (CTA, circa 90 km) e Palermo Falcone-Borsellino (circa 160 km). Da Catania in auto si impiegano circa 75 minuti. 🚗 In auto: dall’autostrada A19 Palermo-Catania, uscita Mulinello o Agira, poi seguire le indicazioni per Aidone. Da Piazza Armerina è a meno di 20 km. 🎫 Biglietteria Morgantina: ingresso intero 7 euro, ridotto 3,50 euro. Disponibile biglietto cumulativo con il Museo di Aidone e la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. Gli orari variano per stagione: verificare sempre sul sito del Parco Archeologico. 🏛️ Museo Archeologico di Aidone: Largo Torres Trupia, Aidone (EN). Orario indicativo 9:00-14:00. Chiuso il lunedì. Verificare sempre gli orari aggiornati prima della visita. 🗓️ Quando andare: la primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre) sono le stagioni migliori per visitare il parco all’aperto. L’estate può essere molto calda e con poca ombra nel sito. Il 1° maggio si svolge la grande festa di San Filippo Apostolo. |
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
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