L’avvocato Carlo Taormina non ha mai usato mezzi termini, ma le sue recenti dichiarazioni sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere assumono i toni di una vera e propria requisitoria contro l’attuale sistema giudiziario italiano. In un momento storico in cui il Governo sta spingendo per una modifica costituzionale radicale, il noto penalista si schiera apertamente a favore del cambiamento, dipingendo un quadro a tinte fosche della magistratura attuale.
Le origini del problema secondo Taormina
Secondo l’analisi dell’avvocato, i problemi della giustizia italiana non sono recenti, ma strutturali e risalgono all’entrata in vigore della Costituzione stessa. La tesi di Taormina è che una parte della magistratura, storicamente legata a determinate aree politiche, abbia plasmato il sistema a proprio uso e consumo. Questo avrebbe creato una distorsione dove la giustizia non è più un servizio al cittadino, ma uno strumento di potere.
Il dominio del pubblico ministero sul giudice
Il punto centrale della critica riguarda il rapporto tra accusa e giudicante. Taormina denuncia una sudditanza psicologica e istituzionale dei giudici nei confronti dei pubblici ministeri. Essendo colleghi che condividono la stessa carriera e spesso gli stessi uffici, il giudice finirebbe per essere “comandato” o addirittura “ricattato” dalla forza del pm.
Questa dinamica, secondo il penalista, rende il processo un percorso a ostacoli per la difesa. Il sistema sarebbe costruito in modo tale che conti quasi esclusivamente la parola dell’accusa, con i giudici obbligati ad avallare richieste di rinvio a giudizio e misure cautelari anche quando le prove sono deboli.
Il dramma della custodia cautelare e le intercettazioni
A supporto della sua tesi, Taormina cita un dato allarmante: circa il 50% delle persone che finiscono in carcere in via preventiva vengono poi assolte. Questa statistica evidenzierebbe l’uso distorto della galera come strumento di pressione prima ancora della sentenza.
Inoltre, l’avvocato punta il dito contro l’uso delle intercettazioni a strascico e del “captatore informatico” (il trojan), definiti come strumenti che invadono illecitamente la vita privata dei cittadini. Secondo questa visione, i giudici si trovano spesso costretti ad autorizzare queste intrusioni su spinta delle procure, senza un reale filtro di garanzia.
Perché la riforma è l’unica soluzione
Per Taormina, l’attuale riforma costituzionale rappresenta un’occasione irripetibile. La separazione delle carriere non è vista solo come una modifica tecnica, ma come l’unico modo per liberare giudici e avvocati da quello che definisce un “ricatto istituzionale”.
L’obiettivo è trasformare i pubblici ministeri in puri investigatori, togliendo loro l’aura di “sanguisughe della polizia giudiziaria” e il potere di influenzare le carriere dei giudici. Solo votando “SI” a questa riforma, conclude l’avvocato, si potrà rendere finalmente democratico il sistema giudiziario, mettendo accusa e difesa sullo stesso piano davanti a un giudice veramente terzo.
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
