Una spiegazione chiara, senza allarmismi: un virus noto da decenni, raro nell’uomo, potenzialmente grave, che la nave MV Hondius ha riportato all’attenzione mondiale nell’aprile 2026.
Se in questi giorni avete sentito parlare di hantavirus e vi siete chiesti di cosa si trattasse, siete in buona compagnia. Il nome è comparso improvvisamente su tutti i giornali a causa di un focolaio a bordo di una nave da crociera, e la combinazione di un virus con un nome insolito, di morti a bordo di una nave e di passeggeri dispersi in tutto il mondo ha prodotto quella miscela di curiosità e preoccupazione che accompagna sempre le notizie su malattie che non si conoscono bene. Vale quindi la pena fermarsi e capire cosa sia davvero questo virus, come funziona, perché la situazione sulla nave è seria, e perché allo stesso tempo non siamo di fronte a un nuovo Covid.
L’hantavirus non è un virus nuovo. È conosciuto dalla scienza da decenni, provoca ogni anno tra le 10.000 e le 100.000 infezioni nel mondo, prevalentemente in Asia e in Sud America, ed è studiato e monitorato dalle autorità sanitarie internazionali da molto tempo. Quello che lo rende rilevante adesso è una combinazione di circostanze: il ceppo specifico coinvolto nel focolaio della nave, chiamato virus Andes, ha una caratteristica rara e preoccupante che gli altri ceppi non hanno. Ma andiamo con ordine.
Cos’è l’hantavirus: non uno ma una famiglia
Quando si parla di hantavirus non si indica un singolo virus, ma una famiglia intera di virus di cui si conoscono oltre quaranta specie diverse. Tutti questi virus hanno una cosa in comune: vivono nei roditori, topi, ratti e arvicole, senza farli ammalare. I roditori sono i cosiddetti ospiti serbatoio: portano il virus per tutta la vita senza sviluppare sintomi, e lo eliminano continuamente nell’ambiente attraverso urina, feci e saliva. È attraverso queste secrezioni che il virus arriva all’uomo.
Il contagio umano avviene quasi sempre per via respiratoria, inalando le particelle di polvere prodotte quando le secrezioni secche di roditori infetti vengono disturbate, per esempio pulendo uno spazio chiuso dove vivono topi, lavorando in un campo, camminando in zone infestate. In misura minore può avvenire per contatto diretto con le secrezioni o con un morso. Non è un virus che si prende mangiando carne o prodotti animali, né toccando superfici comuni in luoghi affollati.
La famiglia degli hantavirus si divide in due grandi gruppi geografici con caratteristiche molto diverse. I ceppi del Vecchio Mondo, quelli presenti in Europa e in Asia, provocano una malattia che colpisce principalmente i reni, chiamata febbre emorragica con sindrome renale. È una malattia seria, ma la mortalità varia dall’1 al 15% a seconda del ceppo, ed è rara la trasmissione da persona a persona. I ceppi del Nuovo Mondo, quelli delle Americhe, provocano invece la sindrome polmonare da hantavirus, un attacco ai polmoni e al cuore molto più aggressivo, con una mortalità che può arrivare al 35-40%. Ed è a questo secondo gruppo che appartiene il virus Andes, il ceppo identificato sulla nave Hondius.
L’hantavirus provoca tra le 10.000 e le 100.000 infezioni all’anno nel mondo, prevalentemente in Asia e Sud America. Non è un virus nuovo: è conosciuto e studiato da decenni. Quello che rende il focolaio della nave Hondius particolare è il ceppo coinvolto, il virus Andes, l’unico della famiglia che può trasmettersi da persona a persona.
Il virus Andes: l’eccezione che preoccupa gli esperti
Tra tutti gli hantavirus conosciuti, il virus Andes ha una caratteristica che lo distingue da tutti gli altri e che spiega perché la situazione sulla nave abbia destato così tanta attenzione: è l’unico della famiglia per cui è documentata la trasmissione da persona a persona, sebbene attraverso contatti stretti e prolungati. Tutti gli altri ceppi si trasmettono solo dai roditori all’uomo, e non oltre. Il virus Andes, invece, in certi contesti di contatto ravvicinato, può passare da un essere umano infetto a un altro.
Questa trasmissione interumana non è efficiente come quella del Covid, del morbillo o dell’influenza. Non avviene per via aerea a distanza, non si trasmette toccando maniglie o superfici, non basta stare nella stessa stanza con un malato per infettarsi. La ricerca scientifica indica che la trasmissione del virus Andes tra persone avviene principalmente attraverso contatti molto stretti e prolungati, come quelli tra conviventi o tra persone che si assistono fisicamente durante la malattia. In ogni caso, anche per questo ceppo, il serbatoio naturale rimane il roditore: l’uomo è un ospite accidentale, non un anello naturale della catena di trasmissione.
Il roditore serbatoio del virus Andes è il Oligoryzomys longicaudatus, una piccola arvicola dal muso lungo diffusa nelle regioni andine e sub-andine di Argentina e Cile. Non vive in Europa. Non vive in Italia. Non vive nel Mediterraneo. Questo significa che il rischio di un’epidemia locale in Italia o in Europa partendo da un contagio ambientale è praticamente nullo: manca il serbatoio animale che dovrebbe alimentarla.
I sintomi: quando un’influenza diventa qualcosa di molto più grave
La sindrome polmonare da hantavirus, quella causata dal virus Andes e dagli altri ceppi del Nuovo Mondo, ha un andamento clinico che si divide in fasi distinte, e la difficoltà principale per medici e pazienti è che nella prima fase assomiglia moltissimo a una comune influenza.
| ✦ FASE 1 — PRODROMICA (giorni 1-5 dall’esordio) · Febbre alta (38-40°C), spesso improvvisa · Dolori muscolari intensi, specialmente a schiena, cosce e fianchi · Mal di testa severo · Brividi, sudorazione · Nausea, vomito, dolori addominali in alcuni casi · Assenza di tosse o sintomi respiratori in questa fase: è quello che inganna |
| ✦ FASE 2 — CARDIO-POLMONARE (giorni 5-10, la fase critica) · Tosse secca, poi progressivamente con difficoltà respiratoria · Mancanza di fiato improvvisa e rapidamente progressiva · Accumulo di liquidi nei polmoni (edema polmonare) · Calo della pressione arteriosa, shock · Frequenza cardiaca irregolare, insufficienza cardiaca · Il deterioramento può essere rapidissimo: ore, non giorni |
| ✦ FASE 3 — DIURETICA (per chi sopravvive alla fase critica) · Ripresa della produzione di urina · Progressivo miglioramento della funzione polmonare e cardiaca · Debolezza intensa persistente per settimane o mesi · Recupero completo possibile ma lento |
Il periodo di incubazione, cioè il tempo che passa tra il contagio e la comparsa dei sintomi, è uno degli elementi che ha complicato la gestione del focolaio sulla nave: per il virus Andes può variare tra due e sei settimane, con un massimo documentato di quarantacinque giorni. Questo significa che una persona infetta può sembrare perfettamente sana per settimane prima di ammalarsi, rendendo difficile il tracciamento dei contatti.
Non esiste un vaccino contro l’hantavirus, in nessuna delle sue forme. Non esiste un antivirale specifico approvato per l’uso clinico. Il trattamento è supportivo: si affronta la malattia con terapia intensiva, ventilazione meccanica quando necessario, supporto cardiocircolatorio. La sopravvivenza dipende in modo critico dalla velocità con cui il paziente arriva in un reparto di terapia intensiva attrezzato: ogni ora conta nella fase cardio-polmonare, quando i polmoni si riempiono di liquido in modo rapido e imprevedibile.
La nave MV Hondius: cosa è successo davvero
La MV Hondius è una nave da spedizione della compagnia olandese Oceanwide Expeditions, specializzata in crociere esplorative in zone remote. Non è una grande nave da crociera nel senso convenzionale: è un’imbarcazione di dimensioni medie pensata per portare gruppi di appassionati in luoghi difficilmente accessibili, dal Polo Nord alla Terra del Fuoco, con escursioni a bordo di zodiac e gite a piedi in territori selvaggi.
Il primo aprile 2026 la nave salpò dal porto di Ushuaia, in Argentina, la città più a sud del mondo, con 114 nuovi passeggeri a bordo e un itinerario che prevedeva diverse tappe nell’Atlantico meridionale, incluse le isole britanniche d’oltremare e le isole dell’Oceano Atlantico. I passeggeri facevano escursioni di birdwatching, naturalmente, in luoghi remoti e spesso vicini ad ambienti frequentati da roditori selvatici. Secondo le indagini delle autorità argentine, una delle ipotesi più accreditate sull’origine del contagio è che una coppia di coniugi abbia avuto contatti con roditori durante un’escursione in una discarica nelle settimane precedenti l’imbarco, o nelle primissime fasi del viaggio in Patagonia e Terra del Fuoco.
L’11 aprile 2026 un passeggero morì a bordo. Le cause non furono immediatamente chiare. Il 24 aprile altri passeggeri sbarcarono sull’isola di Sant’Elena, inclusa una donna olandese che fu fatta scendere da un volo KLM e morì in ospedale a Johannesburg, in Sudafrica, dove i test confermarono l’hantavirus. Solo il 4 maggio 2026, circa un mese dopo la partenza, il primo caso fu ufficialmente confermato in laboratorio come hantavirus. Da quel momento la situazione è diventata pubblica e il mondo ha cominciato a fare domande.
| ✦ IL FOCOLAIO DELLA MV HONDIUS · AGGIORNAMENTO 8 MAGGIO 2026 1 aprile 2026 partenza dalla MV Hondius dal porto di Ushuaia, Argentina 11 aprile primo decesso a bordo (causa inizialmente non chiara) 24 aprile sbarco di 30 passeggeri sull’isola di Sant’Elena, alcuni raggiungono casa autonomamente 4 maggio primo caso ufficialmente confermato in laboratorio come hantavirus 8 maggio 2026 situazione aggiornata: 8 casi (5 confermati, 3 sospetti), 3 decessi 3 decessi coppia di coniugi olandesi e una donna olandese deceduta a Johannesburg 1 critico cittadino britannico di 69 anni in terapia intensiva Svizzera un passeggero ricoverato a Zurigo dopo aver risposto alla mail della compagnia Olanda 3 persone evacuate dalla nave verso i Paesi Bassi per cure Tenerife destinazione della nave per indagini epidemiologiche e rimpatrio passeggeri 45 giorni periodo massimo di monitoraggio raccomandato per tutti i contatti UE attivato il meccanismo europeo di protezione civile |
Il nodo investigativo che le autorità sanitarie di Argentina, OMS, Olanda, Svizzera, Cile, Sudafrica e altri paesi stanno cercando di sciogliere è se e quanto si sia verificata trasmissione interumana a bordo. L’ipotesi più plausibile, secondo l’OMS, è che i primi due casi abbiano contratto il virus prima o durante le escursioni nelle prime settimane del viaggio, e che dalla coppia infetta il virus si sia poi diffuso ad altri passeggeri a bordo. Questo spiegherebbe il numero di casi superiore a quello atteso per un evento puramente zoonotico.
Il rischio per l’Italia e l’Europa: cosa dice l’OMS
La domanda che molti si stanno facendo è se ci sia un rischio per la popolazione italiana ed europea. La risposta degli esperti è sostanzialmente rassicurante, ma non priva di qualifiche. Drew Weissman, immunologo premio Nobel per la Medicina 2023 per i vaccini anti-Covid, ha dichiarato che l’hantavirus non si diffonde velocemente come il Covid, la trasmissione è molto più debole, e non siamo sull’orlo di una nuova pandemia. L’OMS ha valutato il rischio per la popolazione mondiale derivante da questo evento come basso, aggiungendo però che è possibile che vengano segnalati altri casi, per via del lungo periodo di incubazione.
Il Ministero della Salute italiano ha attivato l’allerta negli uffici di frontiera e sta collaborando con l’ECDC, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, per il monitoraggio della situazione. L’Istituto Spallanzani di Roma è il laboratorio di riferimento nazionale per questo tipo di analisi. Non ci sono al momento casi in Italia.
I motivi per cui il rischio di un’epidemia in Europa è basso sono principalmente due. Il primo è biologico: il roditore serbatoio del virus Andes non vive in Europa. Senza il serbatoio animale che alimenta la catena di trasmissione, non può esserci un’epidemia locale. Il secondo è epidemiologico: anche nella versione interumana, il virus Andes non si trasmette facilmente. Non è un virus respiratorio ad alta contagiosità. Richiede contatti stretti e prolungati. Un passeggero della nave che torna a casa e conduce la sua vita normale non ha la stessa probabilità di trasmissione di un malato di influenza o Covid.
Il roditore serbatoio del virus Andes, l’Oligoryzomys longicaudatus, vive nelle Ande e nella Patagonia. Non vive in Europa. Questo è il motivo principale per cui un’epidemia locale in Italia o in Europa è estremamente improbabile, anche se dovessero emergere nuovi casi tra i passeggeri rientrati.
Perché non è il prossimo Covid: le differenze che contano
Il confronto con il Covid è inevitabile, ma è importante capire in cosa i due virus siano profondamente diversi. Il SARS-CoV-2 è un virus respiratorio ad alta efficienza di trasmissione: bastava stare nella stessa stanza con un positivo per qualche decina di minuti per infettarsi. Il virus Andes non funziona così. La trasmissione interumana documentata riguarda contatti molto stretti e prolungati, non la convivenza aerea in spazi chiusi. Il numero base di riproduzione, cioè il numero medio di persone che ogni malato contagia, è stimato ben al di sotto di 1 per il virus Andes nella trasmissione interumana: questo significa che la catena di trasmissione tende a spegnersi da sola invece di amplificarsi.
Esistono anche differenze epidemiologiche fondamentali. Il Covid ha trovato una popolazione mondiale con immunità zero verso un virus respiratorio di nuova comparsa. L’hantavirus esiste da decenni, è endemico nelle zone rurali di Argentina e Cile, produce numeri contenuti e stabili di casi ogni anno, e non ha mostrato in trent’anni di presenza documentata la capacità di generare epidemie su larga scala fuori dai propri areali geografici. La situazione sulla nave Hondius è seria e merita attenzione e gestione attenta da parte delle autorità sanitarie. Non è una nuova pandemia.
Rimane aperta la questione su cosa imparare da questa vicenda. Una nave con passeggeri che fanno escursioni in zone remote e selvagge in Patagonia è esattamente il tipo di contesto in cui il rischio di zoonosi è più alto: contact con ambienti frequentati da roditori, zone rurali, materiali biologici potenzialmente infetti sollevati dal vento. La lentezza con cui il cluster è stato riconosciuto, con passeggeri che sbarcavano e tornavano a casa mentre il focolaio non era ancora identificato, è uno dei punti che le autorità sanitarie internazionali stanno analizzando per migliorare la sorveglianza epidemiologica a bordo delle navi da crociera in zone remote.
Cosa fare se si era a bordo o si è entrati in contatto
L’OMS ha raccomandato che tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio della MV Hondius pratichino frequente igiene delle mani, rimangano vigili sui sintomi e monitorino attivamente la propria salute per 45 giorni dall’ultima possibile esposizione. Chiunque abbia febbre alta, dolori muscolari intensi o difficoltà respiratorie deve rivolgersi immediatamente a un medico e segnalare di essere stato a bordo della Hondius.
Per chi non era sulla nave e si chiede se debba preoccuparsi nella vita quotidiana: la risposta è no, non in Italia e non in Europa. L’hantavirus che circola in Europa, il ceppo Puumala diffuso in alcuni paesi del Nord Europa e il ceppo Dobrava presente nei Balcani, provoca una forma renale della malattia meno grave e non si trasmette da persona a persona. Il rischio di contrarre il virus Andes in Italia è praticamente zero, a meno di un viaggio in Argentina, Cile o Bolivia con escursioni in zone rurali remote.
La vicenda della nave Hondius ricorda, se ce ne fosse bisogno, che le malattie infettive non rispettano i confini e che la sorveglianza epidemiologica globale è uno strumento prezioso e imperfetto. Non è un allarme pandemia. È un caso serio, gestito con serietà dalle autorità competenti, che richiede attenzione e tracciamento accurato, non panico. Le autorità sanitarie internazionali stanno facendo il loro lavoro. Il rischio per chi legge queste righe in Italia, salvo le eccezioni descritte, è basso.
Scritto da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi · 8 maggio 2026 · Aggiornato alle ultime informazioni OMS disponibili
