Il 31 agosto 1302, tra le mura di questo castello a 950 metri sul Monte Kratas, Federico III d’Aragona e Carlo di Valois firmarono la Pace di Caltabellotta, ponendo fine a vent’anni di guerra e separando definitivamente la Sicilia dal Regno di Napoli. Un luogo dove la pietra sa ancora di storia.
Caltabellotta è un paese che non si vede finché non ci sei già dentro. Sale su una montagna dolomitica con gradoni e viuzze, con case che si arrampicano una sull’altra, con vicoli coperti da archi di pietra che si aprono su belvedere improvvisi. E in cima a tutto, sui ruderi di un castello che sembra fatto della stessa roccia su cui è costruito, c’è il punto più alto del Monte Kratas a 950 metri sul livello del mare. Da lassù si vede quasi tutta la Sicilia occidentale e meridionale, dal Monte Cofano alla costa tunisina in lontananza.
Il castello di Caltabellotta non è uno di quei monumenti ben conservati e restaurati che si visitano in un’ora con audioguida. È un rudere imponente, con le mura perimetrali ancora in piedi per lunghi tratti, il portale d’ingresso con il suo arco ogivale normanno ancora intatto, i resti di cisterne e ambienti interni ridotti a fondamenta. Ma è uno di quei luoghi dove la storia pesa più che altrove: perché è qui che, il 31 agosto 1302, si firmò la pace che cambiò la storia dell’Italia meridionale.
Le origini: da città sicula a fortezza araba a castello normanno
La presenza umana sul Monte Kratas è antichissima. Gli storici identificano Caltabellotta con l’antica città sicana di Camico, l’inespugnabile fortezza del re Cocalo che secondo la mitologia greca aveva dato rifugio a Dedalo in fuga da Minosse. Più storicamente documentata è l’identificazione con Triocala, la città fondata dagli schiavi ribelli guidati da Salvio Trifone nella seconda guerra servile, tra il 104 e il 99 avanti Cristo: un bastione che resistette per cinque anni all’esercito romano prima di essere raso al suolo dal console Manio Aquilio.
Il nome attuale deriva dall’arabo Qal’at al-ballut, castello delle querce, il nome che la città prese durante la dominazione araba dal IX all’XI secolo. Nel 1090 il Conte Ruggero I di Sicilia conquistò Caltabellotta e fece costruire sul sito, su strutture arabe preesistenti, un castello normanno che sfruttava la conformazione naturale della montagna integrando le mura con la roccia. La posizione elevata permetteva il controllo visivo di un territorio vastissimo: dalla cima si vedono i castelli di Giuliana, di Sciacca, e in condizioni favorevoli l’isola di Pantelleria. Nel 1194 la regina Sibilla, vedova di re Tancredi, si rifugiò qui con il giovane figlio Guglielmo III per sfuggire all’avanzata di Enrico VI di Svevia. Enrico la ingannò promettendole la contea di Lecce e il principato di Taranto, per poi arrestarla e esiliarla in Germania.
La Pace di Caltabellotta del 1302: la fine della guerra del Vespro
Il momento storico più importante legato a questo castello e a questa città è il 31 agosto 1302. Quel giorno, probabilmente tra le mura della fortezza, Federico III d’Aragona e Carlo di Valois, rappresentante di Carlo II d’Angiò, firmarono il trattato che poneva fine alla Guerra del Vespro Siciliano, il lungo conflitto iniziato con la rivolta del 30 marzo 1282 contro la dominazione angioina. La rivolta era esplosa a Palermo, nella chiesa dello Spirito Santo, al momento dei Vespri pasquali: un soldato francese aveva oltraggiato una donna siciliana, il marito lo aveva ucciso, e la rivolta si era diffusa in tutta l’isola in poche ore, con quattromila francesi massacrati.
Vent’anni di guerra, battaglie navali, assedi, trattati non ratificati. La pace del 1302 sancì finalmente la divisione: la Sicilia restava a Federico d’Aragona con il titolo di re di Trinacria, il meridione peninsulare rimaneva agli Angioini con il titolo di re di Sicilia, un paradosso nominalistico che rifletteva la complessità politica dell’accordo. Il trattato prevedeva anche che Federico sposasse Eleonora d’Angiò, sorella di Roberto, e che alla sua morte la Sicilia tornasse agli Angioini. Questo non avvenne: il parlamento siciliano non ratificò quella clausola, e l’isola rimase in mano aragonese. La Pace di Caltabellotta segnò di fatto la nascita del futuro Regno di Napoli come entità separata, e modificò per sempre la geografia politica dell’Italia meridionale.
Il castello nel Decamerone di Boccaccio
Il Castello di Caltabellotta è citato anche nella grande letteratura italiana. Nella settima novella della decima giornata del Decamerone di Giovanni Boccaccio, si narra la storia di Lisa Puccini, una giovane fiorentina innamorata del re Pietro d’Aragona. Il re, commosso dalla sua devozione, la ricompensa dandola in sposa al nobile Perdicone e assegnandole in dote il castello e le terre di Caltabellotta. È un riferimento letterario che testimonia quanto questo luogo fosse noto nell’immaginario medievale europeo del XIV secolo, a pochi decenni dalla firma del trattato di pace.
Cosa vedere a Caltabellotta oltre al castello
Il borgo di Caltabellotta vale una visita ampia, non limitata al solo castello. L’Eremo di San Pellegrino, abbarbicato sulla roccia del monte omonimo, è un complesso monastico con una chiesa del 1721 che secondo la tradizione sorge sul luogo dove il santo uccise un drago. La Chiesa Madre con la sua architettura gotico-aragonese, la Chiesa di Sant’Agostino con il gruppo di terracotta policroma della Deposizione del 1552 attribuita ad Antonino Ferraro, la Chiesetta di San Salvatore con il portale ogivale sono le tappe principali del centro storico. Il PaceFest che si tiene ogni estate ricorda la firma del trattato del 1302 con eventi culturali, rievocazioni storiche e concerti.
| ✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE Dove si trova: sul Monte Kratas a 950 m s.l.m., comune di Caltabellotta (Agrigento). A circa 18 km da Sciacca, 63 km da Agrigento. Come arrivare: in auto da Sciacca sulla SP71. La strada sale tra paesaggi spettacolari. Non ci sono mezzi pubblici regolari. Auto o moto sono l’unica opzione pratica. Il castello: i ruderi sono liberamente accessibili. Si sale a piedi dall’ultimo parcheggio del borgo verso la vetta. Scarpe robuste consigliate, il percorso e irregolare. PaceFest: manifestazione estiva con rievocazioni storiche e concerti in ricordo della Pace del 1302. Verificare le date aggiornate sul sito del Comune di Caltabellotta. Da abbinare: Sciacca a 18 km, con le sue terme, il carnevale famoso e il centro storico arabo-normanno. Ribera a 25 km, famosa per l’arancia Belladonna DOP. |
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
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