Costruito tra il 1075 e il 1090 dal normanno Rodolfo Bonello al seguito di Ruggero I, il castello di Carini è noto in tutto il mondo per la tragica storia di Laura Lanza di Trabia, uccisa dal padre il 4 dicembre 1563. La leggenda dice che ogni anno, in quella data, l’impronta della sua mano insanguinata ricompare sul muro.
Ci sono storie che resistono ai secoli perché hanno dentro qualcosa di universale. La storia della Baronessa di Carini è una di queste: un matrimonio imposto a quattordici anni, un marito lontano e indifferente, un amore clandestino, una scoperta, un delitto. È la versione siciliana del Cinquecento di una storia che potrebbe essere ambientata ovunque e in qualsiasi epoca, eppure appartiene in modo inscindibile a questo castello e a questa città. E quando entri nel Castello di Carini e sali al piano nobile, e ti affacci nella stanza dove secondo la tradizione avvenne il delitto, capisci che alcune storie non diventano leggende per caso.
Il castello si trova su una collina che domina Carini e il suo litorale, con il mare di Villagrazia sullo sfondo. La sua posizione era già strategicamente rilevante quando il normanno Rodolfo Bonello, guerriero al seguito del Gran Conte Ruggero I, lo costruì tra il 1075 e il 1090 su strutture preesistenti probabilmente di origine araba, come confermano gli scavi condotti durante i restauri recenti. Il geografo arabo al-Idrisi, nel suo Kitab Rugiar del 1154, descriveva già Carini come dominata da una fortezza di recente costruzione. Da allora il castello ha attraversato secoli di storia e di proprietà diverse, finché nel 1397 passò alla famiglia La Grua e poi, nel 1402, alla casata La Grua Talamanca dal cui nome prende oggi il suo nome ufficiale.
L’architettura: dal donjon normanno al palazzo nobiliare
Il castello di Carini è uno degli esempi più completi di quella trasformazione tipicamente siciliana dei castelli normanni: da fortezza difensiva a palazzo residenziale nobiliare. Le mura medievali risalgono all’XI e XII secolo, e alcune sezioni conservano tracce evidenti dell’influenza arabo-normanna: l’arcata a sesto acuto sulla seconda porta è uno dei punti architettonicamente più interessanti dell’esterno. I portali sono sormontati da scudi con le armi della famiglia La Grua, una gru stilizzata, e da altri stemmi con tre zolle di terra, probabilmente simbolo dei Chiaramonte che possedettero il castello nel XIV secolo.
Il piano terra ospita la sala d’armi e la cappella di famiglia, con un tabernacolo ligneo del primo decennio del Seicento con colonnine corinzie di notevole qualità. Il piano nobile, al primo piano, è l’ambiente più interessante: il Salone delle Feste conserva un soffitto ligneo a cassettoni quattrocentesco, un camino impreziosito dallo stemma dei La Grua e ampie finestre. Sul soffitto è ancora visibile la scritta latina In Medio Consistit Virtus, nel mezzo sta la virtù. Attraverso una porta laterale sinistra si accede alla stanza della Baronessa, con il bellissimo affresco di Penelope e Ulisse sulla volta.
La storia di Laura Lanza: delitto d’onore o calcolo economico?
Il 4 dicembre 1563 donna Laura Lanza di Trabia, giovane baronessa di Carini, moglie di don Vincenzo La Grua-Talamanca, fu uccisa dal padre Cesare Lanza insieme al suo presunto amante Ludovico Vernagallo. Gli atti di morte dei due si trovano ancora oggi nell’archivio storico della Chiesa Madre di Carini. Laura aveva quattordici anni quando fu data in sposa a Vincenzo La Grua-Talamanca: gli aveva dato otto figli, ma il matrimonio non era felice. L’incontro con Ludovico Vernagallo, cugino del marito, divenne una relazione che il padre scoprì o che il marito stesso potrebbe aver denunciato al suocero, secondo alcune ipotesi storiche più recenti.
La versione ufficiale del tempo parlò di delitto d’onore: il padre aveva il diritto, anzi il dovere, di uccidere la figlia adultera secondo la legge vigente. Don Cesare Lanza fu assolto e l’anno successivo insignito del titolo di Conte di Mussomeli. Ma lo storico Calogero Pinnavaia ha avanzato una lettura diversa: l’omicidio potrebbe essere stato motivato da ragioni economiche, poiché secondo la Lex Iulia il marito avrebbe avuto diritto alla metà del patrimonio dell’amante uccidendo i due. La verità non è stata mai stabilita con certezza. Quello che rimane è la leggenda: ogni 4 dicembre, sulla parete della stanza dove fu uccisa, comparirebbe l’impronta insanguinata della mano di Laura. L’impronta che si vede oggi sul muro è probabilmente una scultura di origine araba, la Mano di Fatima, simbolo di buon auspicio. Ma la leggenda è più forte di qualsiasi spiegazione razionale.
La visita oggi: restauri e audioguida in cinque lingue
Dopo decenni di abbandono e un crollo parziale dell’ala ovest nel 1975, il castello fu donato dagli eredi al Comune di Carini che negli anni Ottanta avviò i restauri. Nel 2024 il Castello di Carini ha vinto il concorso indetto dal Consorzio Castelli di Sicilia. Le visite guidate sono disponibili con un’audioguida in cinque lingue: italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Le stanze affrescate, il salone delle feste, la cappella e la stanza della Baronessa sono visitabili. Il prezzo del biglietto è basso rispetto al valore culturale del sito: un ottimo rapporto qualità-prezzo.
| ✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE Dove si trova: sul colle che domina il centro di Carini (Palermo). Dall’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo uscire a Carini, poi seguire le indicazioni per il castello sulla SS113. Visita: il castello e aperto al pubblico con visita guidata. Audioguida in 5 lingue disponibile. Biglietto d’ingresso ridotto. Curiosita: nel 2014 fu ritrovata a Palermo, presso la Chiesa di San Mamiliano, la tomba della Baronessa Laura Lanza, fino ad allora mai localizzata. Un tassello in piu di una storia che non smette di aggiungere capitoli. Da abbinare: Carini si trova a 20 km da Palermo. La visita al castello si abbina perfettamente con una giornata a Monreale e, nelle stagioni calde, con la spiaggia di Villagrazia a pochi chilometri. |
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
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