Il Castello di Naro: il gigante di pietra che domina la “Fulgentissima”Il Castello di Naro: il gigante di pietra che domina la “Fulgentissima”

Arroccato sul punto più alto della città di Naro, definita nel Medioevo Fulgentissima per la sua bellezza e importanza culturale, il castello domina l’intero paesaggio circostante come un custode silenzioso che osserva da secoli le valli dell’agrigentino. Con la sua struttura massiccia, le torri merlate e l’imponente mastio, il Castello di Naro rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura medievale in Sicilia.

Castello di Naro ingresso

Origini tra Normanni e Chiaramonte

Le prime fortificazioni sul colle di Naro risalgono probabilmente all’epoca normanna, tra XI e XII secolo, quando l’isola venne suddivisa in feudi e castelli necessari al controllo militare del territorio. Tuttavia, l’aspetto che oggi ammiriamo deve molto agli interventi successivi della famiglia Chiaramonte, che nel XIV secolo trasformò e potenziò la struttura donandole lo stile tipico dei castelli dell’epoca.

Il Castello svolgeva un ruolo strategico sia difensivo sia amministrativo: da qui si controllavano le vie di comunicazione interne e si garantiva sicurezza ai territori circostanti, spesso contesi tra famiglie nobiliari rivali.

Il Castello di Naro

Architettura: una fortezza maestosa

La struttura del castello è un modello di architettura militare medievale, progettata per essere imponente e inespugnabile. Tra gli elementi più rilevanti troviamo:

Il mastio

È la torre principale, simbolo di potere e ultimo baluardo difensivo. Alto e compatto, svetta con la sua forma quadrangolare e offre una vista spettacolare a 360° sulla campagna agrigentina.

Le torri merlate

Distribuite lungo le mura, servivano per avvistare eventuali nemici e per le manovre difensive. Le merlature, eleganti e severe allo stesso tempo, conferiscono al castello la sua fisionomia tipica dei Chiaramonte.

Il cortile interno

Ampio e luminoso, era il cuore della vita quotidiana della fortezza. Qui si svolgevano attività militari, cerimonie, scambi commerciali e momenti di vita civile.

Le sale interne

Sebbene oggi in parte spoglie, testimoniano l’antico splendore del castello: sale con archi ogivali, camere signorili e ambienti destinati a guarnigione e amministrazione.

Le mura di cinta

Spesse e robuste, seguono l’andamento della roccia su cui poggia il castello, sfruttando la morfologia naturale per rendere più difficile ogni tentativo di assalto.

Il Castello di Naro

Storia, dominazioni e trasformazioni

Nei secoli il Castello di Naro ha attraversato fasi di potere e declino. Fu conteso durante le lotte tra gli svevi e gli angioini, poi tra i Chiaramonte e la monarchia aragonese. Con il progressivo mutare delle esigenze militari e l’affermarsi di nuove tecniche belliche, la fortezza iniziò a perdere la propria funzione difensiva, trasformandosi sempre più in presidio amministrativo e simbolico.

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento subì periodi di abbandono, finché non vennero avviati restauri e interventi di valorizzazione che lo hanno riportato a essere una delle principali attrazioni della città.

Il Castello di Naro

Il Castello oggi: cultura, turismo e panorami unici

Oggi il Castello di Naro è un luogo vivo, aperto a visite, eventi culturali e manifestazioni storiche. È considerato uno dei simboli più importanti della città e un tesoro architettonico del territorio agrigentino.

La posizione dominante regala una vista mozzafiato sulle vallate, sugli uliveti, sulle colline punteggiate di masserie e sui profili sinuosi dell’entroterra siciliano. Al tramonto, la luce calda che avvolge il castello e la città crea un’atmosfera quasi fiabesca.

Il Castello, illuminato di sera, offre uno spettacolo suggestivo che richiama visitatori e fotografi da tutta la Sicilia.

Il Castello di Naro

Un monumento che racconta l’identità della città

Il Castello di Naro non è solo una fortificazione medievale: è un luogo in cui si intrecciano storia, arte, potere e tradizioni. Visitandolo, si percepisce la forza delle sue mura, il peso dei secoli trascorsi e l’importanza che ebbe per le popolazioni che vi abitarono e vi trovarono protezione.

È un patrimonio che la città custodisce con orgoglio e che rappresenta una tappa imperdibile per chi desidera scoprire il fascino autentico dell’entroterra siciliano.

Il fantasma del Castello Chiaramontano di Naro

Come ogni Castello che si rispetti, anche il Castello di Naro ha i suoi ricordi di sangue e di delitti. Un’antica leggenda narra di Madonna Giselda, la castellana dalle chiome nere e dagli occhi azzurri, che innamoratasi del proprio paggio Beltrando ebbe un tragico destino. In una notte di luna piena, mentre Beltrando le cantava sulla terrazza il suo amore, accompagnandosi con le dolci note del liuto, furono sorpresi dal geloso marito, Pietro Giovanni Calvello allora Signore di Naro:

Silenti nubi che nel ciel vagante,  

bianche come barchette in alto mare,

a quel meta ne tende il vostro andare,

lontano, lontano, e dal zefero portate?

Squallido tutt’intorno è l’immenso,

romito il colle e triste la paura,

che mette all’alma un senso di paura.

Il picciol fiume scorre terso terso,

e i rai riflette de la fredda luna

che in alto e fra le stelle guarda e tace

Il mondo senza speme e senza pace,

cadono scialbe le foglie ad un ad una,

lente ed avvizzite giù nella foresta.

Così … l’uman vita passa mesta… (*)

Il giovane paggio fu ucciso e gettato dall’alto della torre. Giselda, richiusa in una fredda e buia cella, si lasciò morire di fame e di dolore.

Dice la leggenda che, ancora oggi, nelle notti chiare d’autunno un bianco fantasma di donna vaga sulla terrazza del Castello: è Madonna Giselda alla ricerca dell’amato Beltrando. E quando si siede nel vano di una merlatura a contemplare il creato, un usignolo sale dai sottostanti giardini e, fattele appresso, con melodiosi gorgheggi canta una struggente e dolorosa canzone.

E la gente, ricordando questa tragica storia d’amore con commossa fantasia, narra ancora oggi di un bianco fantasma di donna, che nelle notti chiare di luna, vaga perdutamente sugli spalti del castello alla ricerca dell’amato Bertraldo.

(*) S. Pitruzzella, Don Diego Calafato, Palermo 1956, pag. 171 e ss.

Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi

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