Costruito nel 1072 da Ruggero I di Sicilia sulla collina storica di Paternò, è il più grande dei tre donjon normanni della Valle del Simeto. Al suo interno la Cappella di San Giovanni con affreschi medievali, la Sala d’Armi, la Sala di Rappresentanza. Federico II di Svevia vi soggiornò nel 1221 e nel 1223.
Il castello di Paternò si vede da lontano. Si vede dalla Piana di Catania, si vede dall’autostrada, si vede dall’Etna in giornate di visibilità eccezionale. È un parallelepipedo di pietra lavica nera che si alza sulla collina storica con una verticalità che non lascia dubbi sulla sua funzione: questo è un luogo di potere. Alto quasi 34 metri, con mura spesse 2,60 metri, è il più grande dei tre donjon normanni che Ruggero I fece costruire per controllare la Valle del Simeto dopo la conquista di Catania nel 1071. Gli altri due, ad Adrano e a Motta Sant’Anastasia, sono visibili da questo castello in giornate limpide: una rete di avvistamento che copriva l’intera pianura.
Ruggero I scelse questo sito con cura. La collina di Paternò era probabilmente già occupata da strutture difensive di epoca araba, ma la posizione strategica era quella di un fortilizio preesistente. Dopo l’assedio vittorioso di Catania nel 1071, il Gran Conte comprese che per tenere il territorio conquistato aveva bisogno di una rete di presidi militari. Il castello di Paternò fu costruito nell’arco di pochi mesi nel 1072, con l’urgenza di chi sa che la resistenza araba potrebbe riorganizzarsi. Goffredo Malaterra, il cronista al seguito degli Altavilla, attestò la costruzione di un castrum a Paternò per volere di Ruggero. La somiglianza strutturale con i donjon normanni in Normandia e Inghilterra, e la presenza di affreschi nella cappella interna databili al XII-XIII secolo, confermano la datazione normanna dell’edificio.
La struttura interna: tre piani e una cappella con affreschi
Il castello di Paternò si sviluppa su tre piani oltre al pianterreno, con una disposizione interna che rivela la doppia funzione difensiva e residenziale dell’edificio. Il piano terra ospita il vestibolo principale con al centro un pozzo-cisterna per la raccolta delle acque piovane, la stanza delle guardie, la prigione in un angolo isolato e la piccola Cappella di San Giovanni. La cappella è uno degli spazi più preziosi dell’intero castello: le pareti conservano affreschi medievali databili tra il XII e il XIII secolo, con immagini di santi e scene sacre che sono tra le rarissime testimonianze di pittura murale normanna sopravvissute in Sicilia.
Il primo piano ospita la grande Sala d’Armi, illuminata da quattro bifore con sedili di pietra bianca. Le bifore, con la loro doppia apertura ad arco, sono un elemento stilistico tipicamente normanno-islamico: la luce entra filtrata e la vista si apre sul paesaggio circostante in modo teatrale. Tre stanze laterali servivano da abitazione per il castellano. Il secondo piano è occupato dalla Sala di Rappresentanza, il cuore politico del castello, sede della corte e degli atti ufficiali: le due grandi bifore che la caratterizzano si affacciano da un lato sulla Valle del Simeto e dall’altro sul vulcano Etna. Una scala ricavata nello spessore murario porta alla terrazza originariamente merlata, da cui si domina l’intera città e la pianura catanese.
I personaggi storici: da Federico II a Bianca di Navarra
Il castello di Paternò ha ospitato alcune delle figure più importanti della storia medievale siciliana. Federico II di Svevia, l’imperatore che amava la Sicilia più di qualsiasi altro suo territorio, vi soggiornò nel 1221 e nel 1223 durante le sue permanenze nell’isola. La sua presenza è documentata e non sorprende: Paternò era un punto strategico da cui si controllavano le comunicazioni tra Catania e l’entroterra. La regina Bianca di Navarra, moglie di Martino I d’Aragona, vi risiedette nel 1405 e da questo castello promulgò le Consuetudini della comunità di Paternò, le norme che regolavano la vita cittadina.
Dal 1456 il castello passò alla famiglia Moncada, potente casata di origine catalana che dominò Paternò per quattro secoli. I Moncada lo utilizzarono come residenza nobiliare ma anche, nei periodi di crisi, come prigione. Alcuni graffiti lasciati dai carcerati sulle pareti interne sono ancora visibili e costituiscono una testimonianza silenziosa di quelle vicende. Il degrado accelerò nel XIX secolo, ma dalla fine dell’Ottocento diverse campagne di restauro hanno restituito al castello la sua forma attuale. Oggi il castello è visitabile gratuitamente, con una guida locale disponibile ad accompagnare i visitatori con passione e competenza.
| ✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE Dove si trova: Via dei Normanni, Collina Storica, Paternò (Catania). In cima alla collina del centro storico, raggiungibile a piedi dal centro. Ingresso: gratuito. Il custode è disponibile per accompagnare i visitatori con spiegazioni sulla storia del castello. Come arrivare: Paternò è a circa 25 km da Catania. In auto dalla SS121 in direzione Adrano. In autobus da Catania con linea AST. Da abbinare: la Scalinata della Matrice che collega la Chiesa Madre di Santa Maria dell’Alto con il centro storico, uno dei scorci più fotografati di Paternò. |
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
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