Ne ho avuti quattro in vita mia, e ne ho ancora due oggi. Ogni volta che guardo un Pastore Tedesco negli occhi ho la conferma di quello che penso da sempre: che esista un legame speciale tra questa razza e gli esseri umani, qualcosa che va oltre l’addestramento e il condizionamento. È un patto antico, silenzioso e assoluto.
Ci sono cose che non si scelgono razionalmente. Si sentono, si riconoscono, e poi non si lasciano più. Il mio amore per il Pastore Tedesco è una di queste cose. Non sono arrivato a questa razza studiando le caratteristiche di tutte le razze canine e confrontandole su una tabella. Ci sono arrivato vivendoci insieme, condividendo ogni giorno la casa, i percorsi, i silenzi. E più passano gli anni, più la mia convinzione si rafforza: il Pastore Tedesco è uno dei cani più straordinari che l’evoluzione e la selezione umana abbiano mai prodotto. Non lo dico per campanilismo cinofilo, lo dico per esperienza diretta, vissuta, ripetuta quattro volte nella mia vita.
Ho scritto anche un libro su questo tema, Amico Pastore Tedesco, disponibile su Amazon. E’ una guida completa e appassionata dedicata a chi desidera conoscere, crescere e prendersi cura al meglio di uno dei cani più amati al mondo. Questo libro ti accompagnerà in ogni fase della vita del tuo Pastore Tedesco, dal momento in cui accoglierai un cucciolo nella tua famiglia fino ai suoi anni da senior. È un libro sull’amicizia tra un uomo e questa razza straordinaria, sul rapporto che si costruisce giorno dopo giorno con un animale che ti studia, ti capisce, ti accetta con tutti i tuoi difetti e non ti chiede niente in cambio se non di stargli vicino. Chiunque abbia avuto un Pastore Tedesco sa di cosa parlo. Chi non ne ha mai avuto uno dovrebbe provare: è un’esperienza che cambia il modo di guardare i cani e, in qualche misura, anche gli esseri umani.
La storia: da un incontro a una fiera nel 1899 alla razza più famosa del mondo
La storia del Pastore Tedesco ha un padre preciso, una data precisa e persino un cane preciso. Il padre è Max von Stephanitz, ufficiale prussiano dell’esercito tedesco nato nel 1864. La data è il 1899. Il cane è Hektor Linksrhein, un esemplare che Von Stephanitz vide a una fiera di allevamento e che lo colpì immediatamente come la realizzazione concreta di quello che stava cercando: obbedienza, intelligenza, struttura fisica adeguata al lavoro. Lo acquistò sul momento e lo ribattezzò Horand von Grafrath. Quello fu il primo Pastore Tedesco ufficialmente registrato, il progenitore da cui discende tutta la razza.
Von Stephanitz non stava lavorando da solo nel vuoto: la Germania di fine Ottocento aveva una tradizione consolidata di cani da pastore, con quattro ceppi regionali principali, quello della Turingia, quello della Baviera, quello della Svevia e quello di Munster, quest’ultimo di origine francese derivante dai territori alsaziani annessi dopo la guerra franco-prussiana del 1870, con ascendenza in parte dal lupo dei Vosgi. Von Stephanitz capì che incrociare questi ceppi in modo sistematico e controllato, senza lasciare campo libero ai mercanti improvvisati che li mescolavano a caso per guadagno, poteva produrre qualcosa di eccezionale. La sua ossessione per la perfezione produsse risultati straordinari, ma anche qualche eredità problematica: il ricorso agli incroci tra consanguinei per fissare i caratteri desiderati lasciò nella genetica della razza la predisposizione a patologie come la displasia dell’anca e del gomito, ancora comuni oggi.
Nel 1899, nello stesso anno dell’acquisto di Horand, Von Stephanitz fondò la Società del Pastore Tedesco, il Verein für Deutsche Schäferhunde, che ancora oggi è l’organizzazione di riferimento per la tutela della razza. Lo standard ufficiale fu ratificato dalla Società Cinofila Tedesca nel 1901 alla VI Assemblea dei Soci. Da quel momento la diffusione della razza fu rapidissima. Von Stephanitz ebbe anche l’intuizione lungimirante di promuovere i Pastori Tedeschi come cani da polizia quando l’industrializzazione stava rendendo obsoleto il loro ruolo originario di cani da gregge: fu questa trasformazione a garantire alla razza un futuro al di là del declino della pastorizia tradizionale.
La fama internazionale arrivò presto. Durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale praticamente tutti gli eserciti arruolarono i Pastori Tedeschi come sentinelle, portaordini, ricercatori di feriti e rilevatori di gas. Nel 1922, a Hollywood, debuttò Strongheart, il primo cane star del cinema, seguito poco dopo da Rin Tin Tin, salvato da un soldato americano in una trincea durante la Grande Guerra e diventato una delle star più pagate del cinema muto. Negli anni del dopoguerra la razza dovette affrontare un problema inaspettato: la germanofobia dilagante. In molti paesi, compreso il Regno Unito, i Pastori Tedeschi furono ribattezzati come cani lupo alsaziani o Pastori Alsaziani per nasconderne l’origine. Il nome originale fu ripristinato nel Regno Unito solo nel 1977.
Il fisico: un cane costruito per il lavoro
Il Pastore Tedesco è un cane di taglia media-grande, con una struttura corporea che riflette la selezione per il lavoro: corpo leggermente allungato, dorso muscoloso e leggermente inclinato verso il posteriore, andatura a trotto fluida e resistente che permette di coprire lunghe distanze senza affaticarsi. I maschi raggiungono un’altezza al garrese tra i 60 e i 65 centimetri, con un peso che varia tra i 30 e i 40 chilogrammi. Le femmine sono leggermente più piccole, tra i 55 e i 60 centimetri, con un peso tra i 22 e i 32 chilogrammi.
Il mantello è doppio: un sottopelo denso e impermeabile, che garantisce la termoregolazione sia in estate che in inverno, e un pelo di copertura ruvido e aderente. Le colorazioni più diffuse sono il nero e fulvo, il nero e argento, il tutto nero e il grigio, quest’ultimo conosciuto anche come sabbia o argento. Esistono anche esemplari di colore bianco, che risalgono al mantello bianco del padre di Lene, la madre di Horand. Nel 1933 la società di razza decise di escludere i Pastori bianchi dalla selezione perché troppo visibili durante i pattugliamenti militari notturni. Nel 2011 il Pastore Svizzero Bianco è stato riconosciuto come razza separata, recuperando quella linea genetica.
Le orecchie erette e appuntite, leggermente inclinate in avanti, sono uno degli elementi estetici più caratteristici. Nei cuccioli le orecchie si abbassano e si rialzano più volte durante la crescita, in un processo che si completa definitivamente attorno ai cinque o sei mesi. La testa è ben proporzionata, a forma di cuneo, con muso robusto. Gli occhi, a mandorla, sono quasi sempre di colore marrone scuro e hanno un’espressione intelligente e attenta che chi ha familiarità con la razza riconosce immediatamente come qualcosa di diverso da un semplice sguardo animale.
L’intelligenza: al terzo posto tra tutte le razze canine
Lo psicologo e ricercatore canadese Stanley Coren, nella sua classifica dell’intelligenza delle razze canine pubblicata nel libro The Intelligence of Dogs nel 1994 e più volte aggiornata, colloca il Pastore Tedesco al terzo posto assoluto tra tutte le razze, dopo il Border Collie e il Barboncino. Una classifica che tiene conto di tre tipi di intelligenza: quella istintiva, legata alle capacità per cui la razza è stata selezionata, quella adattiva, che misura la capacità di risolvere problemi nuovi, e quella obbediente, che misura la velocità di apprendimento dei comandi.
Il dato della classifica di Coren dice che il Pastore Tedesco impara un nuovo comando in meno di cinque ripetizioni e lo esegue correttamente al primo tentativo nel novantacinque per cento dei casi. È una statistica impressionante, ma chi ha vissuto con questa razza sa che racconta solo una parte della storia. L’intelligenza del Pastore Tedesco non è solo la capacità di imparare i comandi in fretta. È qualcosa di più complesso e più umano: la capacità di leggere le emozioni del proprio proprietario, di capire il contesto di una situazione, di anticipare le intenzioni, di prendere iniziative autonome in situazioni nuove. È un’intelligenza situazionale, contestuale, che si manifesta ogni giorno in mille piccoli gesti.
Io questo l’ho visto con i miei occhi, quattro volte. Ho visto cani che capivano quando stavo per uscire prima ancora che mi alzassi dalla sedia. Ho visto cani che distinguevano tra una visita di un amico e quella di uno sconosciuto con una precisione che nessun campanello potrebbe replicare. Ho visto cani che si preoccupavano quando ero di cattivo umore e che trovavano il modo di starmi vicino senza invadere. Questa non è dressage, non è addestramento. È una forma di intelligenza emotiva che questa razza possiede in modo del tutto naturale, e che la rende unica.
Il mio primo Pastore Tedesco “Buck del Duca di Mantova”
Il mio primo Pastore Tedesco lo scelsi (anzi fu lui a scegliere me) quando ancora lavoravo nell’Esercito, giovanissimo, vivevo a Peschiera del Garda e avevo trovato una casa in affitto con un giardino. Il Pastore Tedesco era sempre stato il mio sogno da piccolo, così un giorno andai a Mantova a visitare un importante allevamento della razza, Allevamento Pastore Tedesco Duca di Mantova, c’era una cucciolata già pronta e così mi son fermato a guardare questi cinque deliziosi cuccioli dentro una piccola casetta. Quando mi sono avvicinato al cancelletto tutti son fuggiti in fondo nella cuccia, io ho teso la mia mano dalle sbarre del cancelletto e li guardavo, erano uno più bello dell’altro, sembravano impauriti. Ma ecco che uno di loro, un batuffolino tutto peloso, nero, si è fatto coraggio ed è venuto ad annusare la mia mano, da quel momento non ci siamo più separati. Era l’unico cucciolo, dei cinque, a pelo lungo, ma a me aveva colpito il suo sguardo quando ha incrociato il mio. Buck, questo il nome che gli avevo dato, a un anno di vita sembrava già un leone, enorme, agile, mai stanco, mai aggressivo, ma metteva paura ed era guardiano della sua proprietà, sapevo che il Pastore Tedesco era intelligente ma lui lo era ancora di più. Siamo stati insieme cinque anni poi, causa il mio trasferimento in Abruzzo e la mancanza di un giardino nella nuova abitazione, l’ho regalato ad un amico che sapevo essere amante degli animali. Ogni tanto lo andavo a trovare, stava bene era affezionato al suo nuovo padrone, ma quando vedeva me, anche se erano trascorsi tanti mesi, si dimenticava di lui, non mi lasciava un attimo, per questo non sono poi più andato a trovarlo. Ma ha vissuto una lunga vita felice con la sua nuova famiglia.
Il carattere: lealtà assoluta, coraggio e sensibilità
Von Stephanitz descriveva il carattere ideale del suo cane con una serie di aggettivi che sembrano quasi contraddittori: equilibrato e sicuro di sé, vigile e docile, coraggioso e combattivo, pieno di vita e curioso, impavido ed efficiente, protettivo e fiducioso. Non è una contraddizione: è la sintesi di un carattere che sa essere quello che la situazione richiede. Con il padrone è affettuoso, morbido, quasi tenero. Di fronte a una minaccia diventa qualcosa di completamente diverso, senza avvisaglie, senza gradazioni, proprio come il mio Buck.
Il Pastore Tedesco è un cane che si lega profondamente alla sua famiglia, in particolare alla persona che considera il suo riferimento principale. Questo legame non è indifferenziato: conosce ogni membro della famiglia, ne distingue il carattere, le abitudini, il ruolo. Ma c’è sempre uno, il padrone principale, verso cui la devozione è assoluta. Ho letto da qualche parte che il Pastore Tedesco è un cane a una sola persona. Non è completamente vero: è un cane di famiglia. Ma è vero che riserva a una persona in particolare una qualità di attenzione e di fedeltà che non replica con nessun altro. Quella persona sono io, e lo so ogni giorno, visto che oggi ne possiedo due: Igor e Iaco, padre e figlio.
La sensibilità di questa razza è un aspetto che sorprende chi non la conosce. Il Pastore Tedesco soffre la solitudine in modo molto più intenso rispetto ad altre razze. Non è un cane che si può lasciare solo per molte ore senza conseguenze: la solitudine prolungata può portare a comportamenti ossessivi come l’inseguimento della propria coda, l’abbaiare continuo, la distruzione degli oggetti. Non perché sia un cane difficile, ma perché è un cane che ha bisogno del contatto umano come noi abbiamo bisogno dell’aria. Prima di adottarne uno, questo bisogna saperlo e accettarlo.
Il Pastore Tedesco al lavoro: polizia, esercito, soccorso e molto altro
Nessun’altra razza al mondo ha una gamma di impieghi lavorativi paragonabile a quella del Pastore Tedesco. Cane da polizia, cane militare, cane antidroga, cane da ricerca e soccorso in caso di terremoti, valanghe e inondazioni, cane guida per non vedenti, cane da terapia per persone con disabilità fisiche e cognitive, cane da rilevazione di malattie oncologiche attraverso l’odorato. Quest’ultima applicazione, la capacità di annusare le cellule tumorali con una precisione che i macchinari medici stanno ancora cercando di replicare, è forse la più sorprendente delle sue qualità.
L’olfatto del Pastore Tedesco è tra i più sviluppati del regno animale: si stima che abbia circa 225 milioni di recettori olfattivi contro i cinque milioni dell’essere umano, con una capacità di distinguere gli odori fino a centomila volte superiore alla nostra. È questa capacità che lo rende insostituibile nelle operazioni di ricerca dei dispersi, nel rilevamento degli esplosivi, nel lavoro antidroga. Un Pastore Tedesco addestrato per la ricerca dei dispersi può seguire una traccia olfattiva vecchia di ore, distinguere tra decine di odori sovrapposti, localizzare una persona sepolta sotto le macerie di un edificio crollato. Sono capacità che ci ricordano quanto poco sappiamo ancora dei sensi animali.
Fu il Pastore Tedesco a essere impiegato, tra le varie razze, come uno dei primi cani guida per ciechi al mondo, in un programma avviato in Germania durante e dopo la Prima Guerra Mondiale per assistere i soldati che avevano perso la vista. La Fondazione per i Cani Guida degli Stati Uniti, fondata negli anni Venti, usava quasi esclusivamente Pastori Tedeschi. Ancora oggi questa razza è tra le più utilizzate nei programmi di assistenza, grazie alla combinazione di intelligenza, affidabilità e sensibilità verso le emozioni umane.
L’addestramento: come si educa un Pastore Tedesco
L’addestramento del Pastore Tedesco è, tra tutte le razze, uno dei più soddisfacenti. Impara in fretta, ricorda quello che ha imparato, ha una predisposizione naturale all’obbedienza che lo rende una sorta di allievo ideale. Ma proprio perché impara in fretta, bisogna iniziare presto e bisogna farlo bene: un Pastore Tedesco che ha imparato comportamenti scorretti nei primi mesi di vita è molto più difficile da correggere rispetto ad altri cani, perché quella stessa rapidità di apprendimento ha fissato le cattive abitudini in modo profondo.
Il metodo più efficace è il rinforzo positivo: premiare i comportamenti desiderati con voce, cibo o gioco, ignorare quelli indesiderati senza punizioni fisiche che in questa razza producono solo paura e aggressività. Il Pastore Tedesco ha bisogno di capire il senso di quello che gli si chiede: non è un cane che risponde bene alla coercizione meccanica. Risponde bene alla chiarezza, alla coerenza, alla fiducia. Se capisce il perché di un comando, lo esegue con uno slancio che va oltre la semplice obbedienza: lo esegue con piacere.
La socializzazione precoce è fondamentale: un cucciolo di Pastore Tedesco deve essere esposto tra le settimane sei e sedici di vita al maggior numero possibile di situazioni, persone, animali, suoni, ambienti. Un Pastore Tedesco mal socializzato tende alla diffidenza e alla reattività, che in un cane di questa taglia e di questa forza non è una cosa da prendere alla leggera. Un Pastore Tedesco ben socializzato, al contrario, è uno dei cani più equilibrati e affidabili che esistano.
La salute: cosa sapere prima di adottarne uno
Il Pastore Tedesco è un cane generalmente robusto, ma la selezione intensa dei primi decenni di allevamento ha lasciato nella razza alcune predisposizioni genetiche che ogni proprietario deve conoscere. La displasia dell’anca e la displasia del gomito sono le più comuni: sono patologie ereditarie che riguardano la formazione delle articolazioni e che in casi gravi possono portare a dolore cronico e difficoltà di movimento. Non tutti i Pastori Tedeschi ne soffrono, e la loro incidenza si riduce significativamente scegliendo cuccioli da allevatori seri che effettuano i test genetici sui riproduttori.
La mielopatia degenerativa è un’altra condizione che colpisce la razza con una frequenza superiore alla media: è una malattia neurologica progressiva che interessa il midollo spinale, accostata dai veterinari alla SLA umana. Si manifesta generalmente in età avanzata con una progressiva debolezza degli arti posteriori. Non esiste ancora una cura, ma la diagnosi precoce permette di gestire meglio la qualità di vita dell’animale. Anche in questo caso, la scelta di un allevatore che effettua i test genetici è la misura preventiva più importante.
L’aspettativa di vita media del Pastore Tedesco è di 9-13 anni, con alcuni esemplari che superano i 14 anni in buona salute. L’alimentazione equilibrata, l’attività fisica regolare, i controlli veterinari periodici e la prevenzione delle displasie sin dalla nascita sono i fattori che più influenzano la qualità e la durata della vita. Un Pastore Tedesco ben accudito è un compagno che può stare con te per un decennio abbondante: un investimento di tempo e di amore che ti ripaga ogni singolo giorno.
Il Pastore Tedesco in famiglia: con i bambini, con altri cani e con gli estranei
Uno dei pregiudizi più diffusi sul Pastore Tedesco è che sia un cane pericoloso, inadatto alla vita in famiglia e problematico con i bambini. La realtà è esattamente l’opposta. Il Pastore Tedesco ben socializzato è uno dei cani più affidabili e protettivi con i bambini che esistano: li considera parte del suo gruppo, li sorveglia, li segue, interviene se percepisce che si trovano in una situazione di pericolo. Quella stessa capacità di guardia che lo rende eccellente come cane da protezione, con la famiglia si trasforma in qualcosa di più tenero: una presenza attenta e premurosa che sa quando stare vicino e quando dare spazio.
Con gli altri cani, un Pastore Tedesco socializzato sin da cucciolo vive generalmente bene. Può avere un istinto di dominanza nei confronti dei cani dello stesso sesso, soprattutto i maschi, ma è una tendenza che un’educazione corretta gestisce senza difficoltà. Con gli estranei tende alla diffidenza iniziale, che non è aggressività ma prudenza: aspetta, osserva, valuta. Quando capisce che una persona è benvenuta dalla famiglia, cambia atteggiamento in modo netto. È uno dei cani che meglio distingue tra un visitatore amico e uno sconosciuto che non dovrebbe essere lì.
Il mio libro: Amico Pastore Tedesco
Ho scritto Amico Pastore Tedesco perché sentivo che c’era qualcosa che volevo raccontare e che non trovavo nei libri che avevo letto su questa razza. Non volevo scrivere un manuale, non volevo scrivere un testo scientifico. Volevo raccontare il rapporto tra un uomo e il suo cane, quello specifico tipo di rapporto che si crea quando il cane in questione è un Pastore Tedesco: una cosa che chi lo ha vissuto riconosce subito e chi non lo ha vissuto fatica a immaginare.
Il libro è disponibile su Amazon, e in queste pagine ho cercato di mettere tutto quello che ho imparato in anni di convivenza con questa razza. Ho cercato di spiegare perché questo cane è diverso dagli altri, cosa significa condividere la vita quotidiana con un Pastore Tedesco, cosa bisogna sapere prima di prenderne uno e cosa si scopre ogni giorno di più dopo averlo fatto. Non è un libro perfetto, ma è un libro onesto, scritto da qualcuno che parla di quello che conosce davvero. Se ami i cani, se ami questa razza in particolare, o se stai semplicemente pensando di adottare un Pastore Tedesco, ti invito a leggerlo.
| ✦ INFORMAZIONI PRATICHE PER CHI VUOLE ADOTTARE UN PASTORE TEDESCO Scegliere l’allevatore: preferire sempre allevatori iscritti all’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana) che effettuano i test per displasia dell’anca e del gomito sui riproduttori. Visitare l’allevamento di persona prima di acquistare il cucciolo. Età ideale per portarlo a casa: tra le 8 e le 10 settimane. Mai prima delle 7 settimane: la socializzazione con la madre e i fratelli in quel periodo e fondamentale per l’equilibrio psicologico adulto. Prime settimane: iniziare subito la socializzazione con persone diverse, ambienti diversi, suoni diversi. Iscriverlo a un corso di cuccioli appena completato il ciclo vaccinale: e uno dei migliori investimenti che si possano fare. Attività fisica: almeno due ore al giorno di esercizio fisico reale, non solo una passeggiata al guinzaglio. Il Pastore Tedesco ha bisogno di correre, giocare, annusare. Un cane non esercitato diventa un cane problematico. Il libro: Giuseppe Cianci, Amico Pastore Tedesco, disponibile su Amazon. Un racconto diretto e appassionato sulla relazione tra un uomo e questa razza straordinaria. |
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
Tag: Pastore Tedesco, razza canina, cane da lavoro, intelligenza cani, Max von Stephanitz, Horand von Grafrath, addestramento cane, displasia anca cane, cane da famiglia, Amico Pastore Tedesco libro
