Vai al contenuto

Il Tempio di Apollo a Siracusa

Tempio di Apollo Siracusa: il più antico della Sicilia

Il tempio dorico più antico di tutta la Sicilia. Costruito quando Roma era ancora un villaggio sul Tevere. Poi chiesa, poi moschea, poi chiesa normanna, poi caserma spagnola. E poi restituito al mondo grazie a Paolo Orsi, che lo trovò dentro le mura di una casa privata.

Il primo monumento che Ortigia mostra a chi arriva

C’è un momento preciso in cui si capisce dove ci si trova. È quello in cui, superato il ponte che collega la terraferma all’isola di Ortigia, si avanza di qualche metro sul Largo XXV Luglio e ci si trova improvvisamente davanti a qualcosa che il selciato moderno sovrasta di diversi metri: uno spazio aperto, una sorta di emiciclo ricavato nel tessuto urbano, e lì in basso, come affiorasse dal fondo del tempo, un insieme di colonne monolitiche, di muri di calcare siracusano, di basi e stilobati e frammenti di trabeazione che formano insieme il monumento più antico di tutta la Sicilia greca. Il Tempio di Apollo è la prima cosa che Ortigia mostra a chi arriva, e questa posizione non è casuale: era già la prima cosa che i naviganti antichi vedevano avvicinarsi al porto di Siracusa, il segno che quella città era qualcosa di straordinario.

Il fatto che il piano stradale moderno sia diversi metri più alto del piano di calpestio antico dice già tutto sulla stratificazione di questo posto: sotto i piedi di chi cammina oggi ci sono tremila anni di storia, livello su livello, epoca su epoca, ognuna con le sue pietre e le sue fondamenta. Il Tempio di Apollo è il fondo di questo pozzo di tempo, il punto più profondo e più antico, quello da cui tutto il resto è cresciuto.

734 a.C.: Archia di Corinto e la fondazione di Siracusa

Per capire il Tempio di Apollo bisogna capire Siracusa, e per capire Siracusa bisogna andare all’inizio. Nel 734 avanti Cristo, un gruppo di coloni corinzi guidati dall’ecista Archia di Corinto sbarcò su questa piccola isola al largo della costa orientale della Sicilia, la chiamò Ortygia come la città di nascita di Artemide nella tradizione mitologica, e vi fondò una colonia. Era una delle tante fondazioni greche che in quei secoli stavano punteggiando le coste del Mediterraneo, ma questa aveva qualcosa in più: una posizione naturalmente difendibile, una fonte d’acqua dolce con la sorgente Aretusa, e un porto naturale protetto che sarebbe diventato uno dei più importanti del mondo antico.

In poco più di un secolo, la piccola colonia si espanse sulla terraferma, conquistò un territorio agricolo fertilissimo, sviluppò una flotta, costruì mura, fondò istituzioni. E costruì templi. Il Tempio di Apollo, datato dagli studiosi tra il 565 e il 550 avanti Cristo, fu il primo dei grandi templi di Siracusa, il segno visibile che questa città si stava prendendo sul serio, che non era più un insediamento di coloni ma una potenza del Mediterraneo.

Kleomenes e la prima firma nella storia dell’architettura siciliana

L’Apollónion di Siracusa è straordinario per molte ragioni, ma una in particolare lo rende unico non solo in Sicilia ma in tutta la Magna Grecia: è uno dei rarissimi monumenti antichi che portano il nome del loro architetto. Sullo stilobate, la piattaforma su cui poggiavano le colonne, è incisa una dedica in greco arcaico: una formula che ricorda il dio Apollo e i nomi dell’ideatore del tempio e del costruttore delle colonne. Tra questi nomi si legge quello di Kleomenes, a cui gli studiosi attribuiscono la progettazione dell’edificio.

Kleomenes era così orgoglioso della sua opera, di quel passaggio epocale dalla tradizione costruttiva in legno alla monumentalità in pietra, che volle lasciare la sua firma nel giardino di ingresso. È un gesto moderno, quasi borghese nella sua orgogliosa rivendicazione del merito artistico, che fa di Kleomenes qualcosa di più di un semplice nome nella storia dell’architettura antica: lo fa diventare un individuo, qualcuno che esisteva, che pensava, che aveva ragione di essere fiero di quello che aveva fatto. Il suo tempio era il più grande e il più audace che la Sicilia avesse mai visto. Aveva tutte le ragioni per firmarlo.

La struttura: sei per diciassette, tutto in pietra monolitica

Il Tempio di Apollo era un edificio periptero, cioè circondato da un colonnato esterno su tutti i lati. La pianta era di sei colonne sul fronte e diciassette sui lati lunghi, una proporzione molto allungata rispetto ai templi classici successivi, tipica dello stile arcaico siceliota che privilegiava lo sviluppo longitudinale. Misurava all’incirca 58 per 24 metri, una dimensione considerevole per l’epoca, ed era orientato con il fronte verso est, come richiedeva il rito greco che voleva la luce del sole mattutino illuminare direttamente la statua della divinità nell’interno.

La cosa che colpiva di più i visitatori antichi, quella che il Comune di Siracusa ricorda ancora oggi con precisione, era l’imponenza delle colonne: alte circa 4,5 metri, di ordine dorico arcaico con l’echino schiacciato tipico dello stile più antico, erano tutte monolitiche. Non costruite a tamburi sovrapposti come le colonne dei templi classici maturi, ma ricavate da un unico blocco di pietra calcarea, quel calcare siracusano color giallo ocra chiamato giuggiulena. Blocchi enormi, estratti dalle cave vicine, lavorati in opera, issati con tecniche che ancora oggi gli ingegneri studiano. Il fatto che fossero monolitiche è uno degli indici certi della loro antichità: la tecnica a tamburi, più economica e più pratica, si affermò in seguito proprio perché gestire monoliti di quella dimensione era straordinariamente difficile.

Il fronte orientale aveva un doppio colonnato, con sei colonne frontali e altre sei immediatamente dietro. L’intercolumnio centrale era più ampio degli altri, creando un effetto di enfasi sull’ingresso principale. L’architrave era insolitamente alto, alleggerito internamente con una sezione a L per ridurne il peso senza sacrificarne l’imponenza visiva. Dentro correva una robusta anima in legno, segno che la fiducia nella pietra come materiale costruttivo esclusivo era ancora in costruzione. Tutto il tempio era, in qualche modo, un esperimento: il primo grande esperimento dell’architettura in pietra in Sicilia.

All’interno la cella era divisa in tre navate da due filari di colonne su doppio ordine. In fondo, nell’adyton, il vano più sacro accessibile solo ai sacerdoti, si trovava probabilmente la statua del dio. Il frontone era decorato con una terrificante testa di Gorgone, quelle fauci aperte e quello sguardo pietrificante che i Greci mettevano sui templi come custodi soprannaturali. Sulla sommità, una figura di cavaliere in terracotta. E intorno al tempio il témenos, il recinto sacro, con l’altare per i sacrifici.

Da Apollo a Cristo: la trasformazione bizantina

Per quasi mille anni, dall’epoca della sua costruzione fino all’arrivo dei Romani nel 212 avanti Cristo e poi per tutto il periodo della dominazione imperiale, il Tempio di Apollo rimase quello che era: un luogo di culto pagano, frequentato dai siracusani che portavano offerte al dio della luce e della musica. I Romani non lo toccarono, lo rispettarono come rispettavano quasi sempre i luoghi sacri dei popoli che conquistavano.

La svolta arrivò con i Bizantini. Nel VI o VII secolo dopo Cristo, quando Siracusa era già da tempo una città cristiana, il tempio fu trasformato in chiesa. I muri della cella furono sopraelevati, le colonne greche divennero parte integrante dell’edificio cristiano, e la dedica ad Apollo fu sostituita da quella al Santissimo Salvatore. Di questa trasformazione restano ancora oggi tracce visibili: la scalinata frontale bizantina, e quella porta ad arco acuto che si vede ancora oggi con la sua pittoresca prospettiva sul mercato di Ortigia, che era l’antico ingresso della chiesa.

La moschea: l’iscrizione araba che nessuno vide

Con la conquista araba di Siracusa nel 878, la chiesa cristiana diventò moschea. I dominatori islamici, pragmatici come sempre nella gestione degli edifici di culto conquistati, trasformarono l’ex tempio greco ex chiesa cristiana in luogo di preghiera islamico. Di questa terza vita rimane sulla parete superstite, forse parte di un mihrab, un’iscrizione araba che per secoli non fu letta né notata, nascosta com’era nelle stratificazioni delle trasformazioni successive. È uno di quei dettagli che fanno meditare: un’iscrizione araba in un tempio greco di Siracusa, a testimoniare che questo luogo sacro appartenne a tre religioni diverse prima ancora che i Normanni arrivassero.

La chiesa normanna e la caserma di Carlo V

Con la riconquista normanna della Sicilia, completata a Siracusa nel 1085, il tempio tornò ad essere chiesa cristiana. I Normanni costruirono la chiesa del Salvatore dei maestri quartarari, sopraelevando ulteriormente le mura della cella e riorganizzando gli spazi interni. Era la quarta vita di questo edificio, il quarto strato sopra le colonne di Kleomenes.

Poi arrivò Carlo V. Nel 1537, nell’ambito del grande piano di rafforzamento delle difese costiere della Sicilia che l’imperatore spagnolo impose all’isola, i ruderi del tempio furono inglobati in una caserma militare chiamata il Quartiere Vecchio. La chiesa normanna fu demolita, le sue pietre riutilizzate, e l’antico santuario di Apollo si ritrovò sepolto dentro le fondamenta e i muri di un edificio militare. Poi la caserma stessa fu abbandonata, e su quello che restava si costruirono case private. Nel 1788 il viaggiatore francese Dominique Vivant Denon annotava nel suo diario di viaggio che per trovare il famoso tempio bisognava penetrare nella camera di un privato di nome Danieli, in via Resalibra, dove nello spazio tra il letto e il muro erano ancora visibili due capitelli sui loro fusti, intaccati per ingrandire la stanza. Il tempio più antico della Sicilia stava finendo tra un letto e un muro.

Paolo Orsi e la resurrezione

La storia della riscoperta del Tempio di Apollo è la storia di uno degli archeologi più importanti che la Sicilia abbia mai avuto: Paolo Orsi, il trentino di Rovereto che arrivò a Siracusa nel 1888 e vi rimase per cinquant’anni, trasformando la nostra comprensione della Sicilia antica con un lavoro di scavo sistematico che non aveva precedenti nell’isola.

Il tempio era stato identificato già intorno al 1860, quando i lavori di demolizione della caserma avevano riportato alla luce alcune strutture. Ma fu Orsi, tra il 1889 e il 1893, a condurre gli scavi sistematici che liberarono definitivamente il monumento dalle superfetazioni di secoli e ne restituirono la pianta completa. Fu un lavoro paziente e meticoloso, quello che la grande archeologia sa fare: togliere uno strato alla volta, documentare ogni frammento, ricostruire l’immagine di quello che c’era stato prima di tutto ciò che c’era dopo.

I reperti emersi dagli scavi, terrecotte architettoniche, frammenti del sima, acroteri, tegole di copertura che sono probabilmente tra le prime prodotte in Sicilia, sono oggi esposti al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa, uno dei più importanti musei di archeologia classica d’Italia. Il museo porta il nome dell’uomo che restituì il tempio al mondo. È il modo più giusto per ricordarlo.

Il prototipo che cambiò la Sicilia

Il Tempio di Apollo non è importante solo per quello che è, ma per quello che fece. Fu il modello. Fu il prototipo da cui si affermò il tempio dorico periptero in tutta la Sicilia e in tutta la Magna Grecia. Dopo di esso, tutti i grandi templi siciliani lo guardarono come riferimento: quelli di Selinunte con le loro proporzioni gigantesche, quelli di Agrigento con la Valle dei Templi, quello di Atena a Siracusa stessa che divenne il Duomo di Piazza Archimede. La grammatica costruttiva che Kleomenes inventò o perfezionò a Siracusa nel 565 avanti Cristo si diffuse in tutto il Mediterraneo occidentale e alla fine influenzò anche l’architettura romana.

C’è una continuità diretta, una linea di discendenza architettonica, tra quelle colonne monolitiche di giuggiulena sul Largo XXV Luglio di Siracusa e il Partenone di Atene, e da lì fino al Pantheon di Roma, e da lì fino alle colonne del parlamento di ogni democrazia occidentale. Tutto questo cominciò qui, in questa isoletta all’estremo sud dell’Europa, quando un architetto di nome Kleomenes decise di costruire un tempio in pietra e fu così orgoglioso del risultato da firmare il lavoro.

Siracusa che tenne testa ad Atene di Pericle

Il Tempio di Apollo fu costruito quando Siracusa era già grande, ma non aveva ancora raggiunto il suo apice. Quell’apice arrivò nel 415 avanti Cristo, quando Atene, la città più potente del mondo greco, decise di conquis tarla. Mandò la flotta più grande che avesse mai armato, quasi duecento triremi con migliaia di uomini, sotto il comando di Alcibiade, Nicia e Lamaco. Era la spedizione ateniese in Sicilia, quello che Tucidide descrisse come il più grande avvenimento della guerra del Peloponneso, forse il più grande avvenimento della storia greca.

Siracusa resistette. Non solo resistette: nel 413 avanti Cristo distrusse quasi completamente la flotta ateniese nel porto, catturò i sopravvissuti, costrinse migliaia di soldati ai lavori forzati nelle latomie, quelle cave di pietra da cui era venuta la pietra che aveva costruito la città. Fu una delle disfatte più totali della storia militare greca, e segnò l’inizio del declino di Atene. Siracusa, la piccola colonia fondata da un gruppo di Corinzi sull’isola di Ortygia nel 734 avanti Cristo, aveva battuto Atene di Pericle sul campo di battaglia.

Il Tempio di Apollo era già lì quando successe tutto questo. Aveva già più di un secolo quando la flotta ateniese entrò nel porto grande di Siracusa. Era lì quando i prigionieri ateniesi venivano portati nelle latomie. Era lì quando Ermocrate e Gilippo festeggiavano la vittoria. Ed è ancora lì oggi, quegli stessi blocchi di giuggiulena, quei frammenti di colonne monolitiche, quell’iscrizione di Kleomenes che ancora si può leggere sullo stilobate dopo duemilasettecento anni. La storia più lunga che si possa immaginare, compressa in uno spazio aperto all’ingresso di un’isola nel Mediterraneo.

COME ARRIVARE E COSA SAPERE

📍 Dove si trova
Largo XXV Luglio / Piazza Emanuele Pancali, Ortigia, Siracusa. All’ingresso dell’isola di Ortigia, immediatamente dopo il ponte che collega la terraferma. Impossibile non vederlo: il piano stradale moderno è diversi metri sopra la base del tempio.

🕘 Come si visita
Il tempio è visibile gratuitamente dalla balconata panoramica che lo circonda in qualsiasi momento della giornata. L’ingresso nell’area interna avviene in occasione di visite guidate organizzate o eventi culturali promossi dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa. Verificare eventuali aperture straordinarie.

🏛️ Cosa si vede
Il crepidoma (piattaforma a gradini), due colonne intere con capitello dorico arcaico, parte del colonnato laterale e frontale, uno dei muri laterali della cella, strutture bizantine sovrapposte, la porta archiacuta normanna con vista sul mercato di Ortigia, tracce dell’iscrizione greca sullo stilobate.

🏛️ I reperti al museo
Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi, Viale Teocrito 66, Siracusa. Sezione B dedicata ai templi sicelioti con terrecotte architettoniche, frammenti del sima, acroteri e tegole di copertura del Tempio di Apollo. Uno dei più importanti musei di archeologia classica d’Italia.

🌿 Nei dintorni (Ortigia)
Piazza Archimede (5 min), Duomo di Siracusa con il tempio di Atena inglobato (7 min), Piazza del Duomo (7 min), Fonte Aretusa (10 min), Castello Maniace (15 min). Il mercato di Ortigia si svolge tutte le mattine (tranne domenica) proprio nelle vicinanze del tempio.

📅 UNESCO
Dal 2005 il Tempio di Apollo rientra nel sito UNESCO Siracusa e le Necropoli Rupestri di Pantalica, insieme al Parco Archeologico della Neapolis (Teatro Greco, Anfiteatro Romano, Ara di Ierone), all’Orecchio di Dionisio e alle necropoli di Pantalica.

Mi chiamo Giuseppe Cianci. Sono un blogger siciliano, tour leader e fotografo di viaggi. Racconto la Sicilia attraverso luoghi, tradizioni, cucina e fotografie originali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *