Doetinchem, Olanda: una tenuta di seicento ettari, soffitti dipinti da Gerard Hoet e una storia che comincia nel Trecento.
Non tutti i castelli gridano la loro presenza. Alcuni preferiscono aspettarti, nascosti tra i boschi, al termine di un vialetto alberato. Il Kasteel Slangenburg è uno di questi. Lo si raggiunge percorrendo il lungo viale d’accesso della tenuta, il verde fitto dei boschi dell’Achterhoek ai lati, e improvvisamente, oltre il fossato, appare lui: sobrio, elegante, in mattoni rossi scuri con i tetti ripidi alla mansarda, due torri rotonde agli angoli posteriori, le finestre alte e ordinate. Non è il castello delle fiabe che ci si aspetta in Olanda, con le torri merlate e le bandiere al vento. È qualcosa di più serio, di più privato, di più reale.
L’Achterhoek, la regione orientale del Gelderland tra Doetinchem e il confine tedesco, è una delle zone meno frequentate dai turisti italiani in Olanda, il che la rende ancora più interessante da esplorare. Qui non ci sono i canali di Amsterdam né i mulini di Kinderdijk, ma ci sono boschi antichi, fattorie storiche, paesaggi rurali che sembrano dipinti da un maestro fiammingo, e castelli come questo, inseriti nella lista dei cento monumenti più importanti dei Paesi Bassi dalla Commissione Nazionale per i Monumenti.
Le origini: dal XIV secolo ai Van Baer
La prima menzione documentata di Slangenburg risale al 1354, quando compare nei registri come proprietà di Maes, detto Thomas, van Baer. Il nome della tenuta potrebbe derivare da Slingeburcht, il castello sul Slingebeek, il piccolo torrente che ancora oggi scorre attraverso la proprietà. Non era un castello nel senso militare del termine: era una havezate, una residenza di campagna nobile, con i privilegi feudali che in Olanda accompagnavano tale condizione.
Nel tardo Quattrocento o nei primissimi anni del Cinquecento la residenza fu ampliata in una struttura a forma di L con una torre rotonda sul lato occidentale. Nel 1585, durante le guerre che accompagnavano la lotta per l’indipendenza dalla Spagna, le truppe degli Stati Generali razziarono e distrussero Slangenburg, lasciando una rovina. La ricostruzione avvenne durante la Tregua dei Dodici Anni (1609-1621): Frederik van Baer fece ricostruire la residenza di famiglia, estendendo le ali meridionale e occidentale. Una lapide nella facciata posteriore, che all’epoca era la facciata principale, porta ancora il 1612 come anno della ricostruzione.
Il personaggio più importante della storia del castello fu però il figlio del ricostruttore, Frederik Johan van Baer, nato nel 1645 e morto nel 1713. A lui si deve l’aspetto attuale dell’edificio e, soprattutto, la straordinaria decorazione interna che ne fa uno dei castelli più singolari dei Paesi Bassi.

Frederik Johan van Baer: il generale e il mecenate
Frederik Johan van Baer fu un uomo di guerra per scelta e per necessità. La sua famiglia era cattolica in un Paese dove il Calvinismo era la religione di Stato, il che rendeva impossibile qualsiasi carriera politica: i membri della Cavalleria di Zutphen dovevano essere riformati, e gli uffici pubblici erano inaccessibili ai cattolici. L’unica via aperta era quella militare, e Van Baer la percorse con determinazione e talento straordinario. Nel 1672 era ancora un maggiore; nel 1673 era già tenente colonnello. Nel 1675 ottenne il comando di un reggimento olandese-scozzese, nel 1683 divenne generale di brigata, nel 1690 luogotenente generale della fanteria. Quando morì nel 1713 era uno degli ufficiali più alti in grado dell’esercito degli Stati Generali.
Con la carriera militare arrivò anche la ricchezza, e Van Baer la investì nel castello di famiglia. Intorno al 1670 fece aggiungere un’ala orientale, dando all’edificio la sua forma attuale a U, con il grande piazzale d’ingresso delimitato ai lati dai due edifici che un tempo ospitavano le rimesse per le carrozze e le scuderie, e che oggi accolgono il ristorante Het Koetshuis e i cottage del castello. Fece riorganizzare il paesaggio della tenuta in stile barocco: un lungo vialetto d’accesso di un chilometro e mezzo, un sistema di viali a trapezio che si diramano dal castello attraverso i boschi, con il Slingebeek che li attraversa con le sue curve dolci. Un impianto che, visto dall’alto, è riconoscibile ancora oggi.
Ma la cosa più straordinaria che fece Frederik Johan van Baer fu commissionare al pittore Gerard Hoet l’intera decorazione pittorica degli interni del castello. Una storia che merita di essere raccontata per intero.
Gerard Hoet e i soffitti dipinti: un amore eterno in affresco
Gerard Hoet nacque a Zaltbommel nel 1648 e morì ad Utrecht nel 1733. Non fu uno dei grandi maestri del Seicento olandese: Rembrandt, Vermeer, Frans Hals erano di un’altra levatura. Ma Hoet era un pittore solido, ben formato nella mitologia greca e latina, abile nella pittura figurativa e disponibile a lavorare per mesi e mesi sdraiato su un’impalcatura a dipingere soffitti, che era un lavoro che pochi artisti accettavano volentieri. Van Baer lo invitò a Slangenburg e gli affidò un’impresa che non ha paragoni in Olanda: la decorazione pittorica di quasi tutti gli ambienti del castello, con un programma iconografico complesso e personalissimo.
Il programma era personalissimo perché, più che illustrare miti classici, Van Baer volle che quei miti raccontassero la sua storia. La moglie Dorothea Petronella van Steenbergen, sposata nel 1665 e morta appena un anno dopo, nel 1666, aveva lasciato nel generale una ferita che non si era mai rimarginata. Van Baer non si risposò mai. E chiese a Hoet di incarnare Dorothea nelle figure femminili della mitologia classica, trasformando le sale del suo castello in un memoriale pittorico alla moglie perduta.
Un contemporaneo, il biografo d’arte Arnold Houbraken, scrisse che nelle pitture di Slangenburg ci sono cose che gli intenditori avrebbero potuto criticare, perché Van Baer era un po’ caparbio e Hoet non riusciva a convincerlo a modificare la sua interpretazione. Non è dunque un ciclo pittorico convenzionale quello che si vede a Slangenburg: è l’espressione personale di un uomo potente che aveva deciso di trasformare la propria casa in un monumento all’amore perduto.
La Vestibule — L’ingresso
Appena si entra nel castello si percepisce immediatamente la qualità eccezionale degli interni. La vestibule ha un soffitto di stucco del XVII secolo di dimensioni straordinarie, circa cinque metri di larghezza per quindici di lunghezza, con tre medaglioni centrali e una decorazione a foglie di acanto e faggio in altorilievo che richiama i fregi del celebre Ara Pacis romano. Le iniziali del committente, FJVB, Federico Johan Van Baer, compaiono nei cartouche. È uno dei soffitti in stucco più integri e originali dei Paesi Bassi.
Qui Van Baer aveva allestito la galleria dei ritratti di famiglia, con dipinti di formato monumentale che rappresentavano i suoi antenati e se stesso insieme alla moglie Dorothea. Quando il castello fu venduto nel 1772 i dipinti furono trasferiti a Haus Vornholz, in Renania, dove si trovano ancora oggi. I soffitti e il mobilio successivo, però, sono rimasti.
La Sala da Pranzo grande — La Didokamer
La stanza più celebre del castello deve il suo nome alla protagonista di uno dei cicli pittorici più intensi e personali che Hoet abbia mai realizzato. L’intera sala è dedicata alla storia d’amore tra Enea e Didone, raccontata da Virgilio nell’Eneide: un principe troiano fugge dalla sua città in fiamme e approda in Africa, dove la regina Didone si innamora perdutamente di lui. Quando Enea, chiamato dal destino, abbandona Didone per andare a fondare Roma, la regina si getta su una pira funebre e muore.
Van Baer vide in questa storia il riflesso della propria. Enea era lui. Didone era Dorothea. Il soffitto della sala da pranzo è coperto da undici scene che illustrano la vicenda, e la scena culminante, quella che un ospite del castello ha effettivamente ricontato come una delle più impressionanti, raffigura la morte di Didone sulla pira funebre, decorata di ghirlande di fiori. Qualcuno ha contato 244 angioletti nel solo cielo azzurro che circonda il cartiglio principale. Una scena di morte trasformata in glorificazione pittorica dell’amore eterno.
La Grande Sala e le altre stanze
La Grande Sala, anch’essa decorata da Hoet, ha un programma pittorico che allude ai contenziosi legali che Van Baer aveva con la città di Doetinchem per l’uso dell’acqua dei torrenti locali, necessaria ai suoi mulini ad acqua. Il tema mitologico scelto è quello di Cerere e Jasione, figure del mondo agrario e della fertilità della terra: un modo abbastanza diretto per rivendicare le proprie ragioni attraverso il linguaggio dell’arte.
La Camera della Torre Occidentale ospita soffitti con allegorie delle virtù cardinali e teologali: Fede, Speranza, Carità, Giustizia, Prudenza, Fortezza e Temperanza. La Camera di Ricezione, dietro la vestibule, fu decorata intorno al 1800 con scene della storia francese medievale commissionata da un proprietario successivo, Federico Adriano van der Goltz, che era un monarchico e un ammiratore dell’Antico Regime: vi compaiono episodi con re Filippo II Augusto e Giovanna d’Arco. La Sala della Musica e altre stanze completano un percorso che attraversa diversi momenti della storia dell’edificio, mostrando come ogni proprietario abbia lasciato il proprio segno senza cancellare quello del predecessore.
I proprietari successivi: Steengracht, Van der Goltz e Passmann
Dopo la morte di Frederik Johan van Baer nel 1713 il castello passò al nipote, poi alla sorella di quest’ultimo, poi attraverso matrimoni a vari rami nobiliari. Nel 1772 i proprietari erano così indebitati che fu necessario vendere all’asta. L’acquirente fu Adriaan Steengracht, che morì l’anno seguente. Suo fratello Cornelis fece eseguire lavori di adeguamento intorno al 1774: fu in questo periodo che furono installate le finestre a ghigliottina, le nuove corone delle torri e il portale in pietra arenaria all’ingresso. Il castello passò poi per eredità alla famiglia Van der Goltz, che lo tenne fino al 1895.
Quell’anno, a un’asta pubblica, il castello fu acquistato dall’imprenditore tedesco Arnold Passmann, commerciante di legname, che lo comprò senza nemmeno averlo visitato. Quando arrivò per la prima volta rimase così colpito dalla bellezza dell’edificio e degli interni che vi si insediò con la famiglia. I Passmann vissero a Slangenburg nella prima metà del Novecento, e buona parte dei mobili e degli arredi che si vedono oggi nelle sale risalgono a quel periodo.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il castello fu risparmiato da danni, probabilmente perché i suoi proprietari erano tedeschi. Al termine della guerra, nel 1945, tutte le proprietà tedesche nei Paesi Bassi furono confiscate dallo Stato. Il castello passò in proprietà pubblica e fu affittato all’Ordine dei Benedettini, che lo usarono come ospizio spirituale dopo il loro trasferimento nel 1952 nella nuova Abbazia di San Willibrord, anch’essa sul territorio della tenuta di Slangenburg. Nel 2016 il castello fu trasferito alla Nazionale Monumentenorganisatie, l’organismo nazionale per la tutela dei monumenti storici, che lo gestisce oggi.
Il parco e la tenuta: seicento ettari di natura e storia
Il Kasteel Slangenburg è il centro di una tenuta di quasi seicento ettari di boschi e terreni agricoli, gestita dallo Staatsbosbeheer, l’ente forestale nazionale olandese. Il paesaggio è quello che Frederik Johan van Baer fece progettare nel Seicento: il viale d’accesso di un chilometro e mezzo, il sistema di viali a raggiera con schema trapezoidale, il torrente Slingebeek che scorre attraverso la proprietà. Sentieri escursionistici si snodano per tutto il parco, accessibili al pubblico tutto l’anno.
Il fossato che circonda l’edificio è ancora intatto, e si attraversa su un ponte prima di raggiungere il cortile interno con il piazzale circolare dove le carrozze si giravano. Ai lati del piazzale, i due edifici delle rimesse oggi ospitano il ristorante Het Koetshuis, la Rimessa delle Carrozze, e i Castle Cottages, i cottage del castello in cui è possibile pernottare. Sul territorio della tenuta si trova anche la Sant-Willibrordsabdij, l’abbazia benedettina, con la sua cappella accessibile al pubblico e i giardini curati dei monaci.
Un monumento nella Top 100 olandese
Il Kasteel Slangenburg fa parte della lista dei cento monumenti più importanti dei Paesi Bassi stilata dalla Rijksdienst voor de Monumentenzorg. Non è un riconoscimento che si ottiene per la bellezza esterna: è un riconoscimento per l’autenticità e l’unicità dell’insieme, interni compresi. La motivazione ufficiale cita l’antichità, l’architettura seicentesca imponente, l’alto grado di originalità sia dell’esterno che del ricco interno, e il ruolo di centro visivo e fisico del sistema di viali della tenuta.
Gli interni sono stati restaurati con grande cura nel corso degli anni, e il stucco del Seicento, le decorazioni in legno intagliato, e le pitture murali e sui soffitti di Gerard Hoet sono stati conservati in condizioni eccezionali. Non è comune trovare, in un edificio privato dell’Europa settentrionale del Seicento, un ciclo pittorico così integro e così personale. Per questo Slangenburg merita di essere conosciuto ben oltre i confini dell’Achterhoek.
| ✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Kasteel Slangenburg — Kasteellaan 6, 7004 JK Doetinchem, Paesi Bassi. Si trova nella regione dell’Achterhoek, provincia del Gelderland. 🚗 In auto: dall’autostrada A18, uscita Doetinchem, seguire le indicazioni per Kasteellaan. Il castello dista circa 5 km dall’autostrada. Parcheggio disponibile in loco. 🚌 In autobus: dalla stazione ferroviaria di Doetinchem, autobus linea 7 direzione Slangenburg, fermata Slangenburg. Circa 45 minuti dalla stazione. 🕐 Orari di visita: giovedì-domenica 11:00-15:00. Tour guidati alle 13:30 e 15:00. Verificare sempre gli orari sul sito ufficiale www.kasteelslangenburg.nl prima di partire, poiché il castello può essere chiuso per eventi privati e matrimoni. 🍽️ Ristorante Het Koetshuis (La Rimessa delle Carrozze): aperto durante gli orari di visita del castello, serve pranzi e bevande. 🏡 Pernottamento: è possibile soggiornare nei Castle Cottages, i cottage del castello nelle ex rimesse e scuderie. Prenotazione online su kasteelslangenburg.nl o tramite casanellanatura.it. 🌲 Il parco e i sentieri della tenuta sono accessibili al pubblico tutto l’anno senza prenotazione e senza biglietto. |
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
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