Quattro nomi, tremila anni di storia, un carnevale che è il più antico di Sicilia e un balcone che potrebbe essere il più lungo d’Europa. Palazzolo Acreide è uno di quei borghi che ti sorprendono ad ogni passo, perché ogni angolo nasconde qualcosa che non ti aspetti.
Quattro nomi, una sola anima
Ci sono posti che cambiano nome tante volte quante cambiano padrone, e ogni nome racconta una civiltà diversa. Palazzolo Acreide è uno di questi posti, forse quello che in Sicilia ne ha cambiati di più. Per i Siculi che per primi la abitarono era semplicemente la sommità, quel colle a 670 metri sui Monti Iblei che separava le valli dell’Anapo e del Tellaro. Per i Greci di Siracusa che la fondarono nel 664 avanti Cristo si chiamò Akrai, dalla parola greca che significa sommità, promontorio, picco. Per i Romani fu Acrae. Per gli Arabi che la distrussero nell’827 dopo Cristo divenne Balansùl, adattamento arabizzato del nome normanno che sarebbe venuto dopo. Per i Normanni del XII secolo che la ricostruirono fu Palatiolum, il piccolo palazzo, dal palazzo imperiale che sorgeva già sul colle. E da Palatiolum, con la lenta erosione dei secoli, venne Palazzolo.
Il patronimico Acreide fu aggiunto solo nel 1862, per non dimenticare le radici greche, per tenere nella memoria quella Akrai da cui tutto era cominciato. Quattro nomi, tremila anni di storia, e un borgo che porta nel suo stesso nome il peso di tutto quello che è stato.
Akrai: la prima colonia siracusana nell’entroterra
Per capire Palazzolo Acreide bisogna cominciare da Akrai, e bisogna farlo con quella curiosità che merita uno dei siti archeologici più importanti e meno frequentati della Sicilia sud-orientale. Nel 664 avanti Cristo, quarant’anni dopo la fondazione di Siracusa, i Corinzi che governavano la grande polis ionica decisero di espandersi verso l’interno dell’isola. Scelsero questo colle sui Monti Iblei per ragioni che ancora oggi sono evidenti: la posizione dominante sulle valli circostanti, la facilità di difesa, il controllo delle vie di comunicazione con i territori interni dell’isola. Akrai fu la prima colonia che Siracusa fondò nell’entroterra siciliano.
La città prosperò per secoli, con alterne fortune legate a quelle di Siracusa. Sotto Gerone II, tra il 275 e il 215 avanti Cristo, raggiunse il suo massimo splendore: fu in questo periodo che vennero costruiti i principali monumenti che ancora oggi si possono vedere nell’area archeologica. Poi vennero i Romani, che la assorbì nella sfera di dominio di Roma dopo la resa di Siracusa nel 212 avanti Cristo. Poi i Bizantini, che la abitarono e ci lasciarono insediamenti rupestri e chiese scavate nella roccia. Poi gli Arabi, che nell’827 la distrussero completamente durante la loro avanzata verso Siracusa.
Di quella distruzione araba si sa poco, come di quasi tutto quello che accadde in Sicilia in quei secoli oscuri. Quello che è certo è che dopo l’827 la vita sull’Acremonte si interruppe, e quando il borgo rinacque lo fece in una posizione leggermente diversa, più in basso, intorno al castello che i Normanni costruirono nel XII secolo. La città greca rimase sepolta sotto secoli di terra e di silenzio, fino a quando il barone Gabriele Judica non cominciò i primi scavi sistematici nel 1809, pubblicando nel 1819 il suo libro fondamentale Le antichità di Acre.

Il teatro greco e l’area di Akrai
L’area archeologica di Akrai è uno di quei luoghi che si visitano con lentezza e con rispetto. Non ha la grandiosità del Teatro Greco di Siracusa, non ha la celebrità del Parco della Valle dei Templi di Agrigento. Ha qualcosa di più raccolto, di più silenzioso, di più adatto alla meditazione.
Il teatro greco è il monumento più importante del sito. Costruito nel III secolo avanti Cristo, ha una cavea di dodici gradini scavata nella roccia viva del colle, con una capacità originaria di circa seicento spettatori. È piccolo rispetto ai grandi teatri siciliani, ma è in uno stato di conservazione notevole, e la posizione panoramica sulle valli circostanti è semplicemente straordinaria. Ogni anno, da maggio, ospita il Festival Internazionale di Teatro Classico dei Giovani, in cui studenti da tutto il mondo mettono in scena tragedie e commedie greche nella loro lingua originale. È uno di quegli eventi che possono trasformare una visita turistica in un’esperienza culturale autentica.
A ridosso del teatro si trovano i resti del Bouleuterion, la piccola sede dell’assemblea del senato acrense, e del Tempio di Afrodite. A sud-est le latomie dette dell’Intagliata e dell’Intagliatella, cave di pietra trasformate in luoghi di sepoltura, con una serie di bassorilievi dedicati agli dèi del mondo sotterraneo. Lungo il pendio del colle, i Templi Ferali, luoghi di culto rupestri. E poi loro, i Santoni.

I Santoni: dodici dèe nella roccia
I Santoni sono una delle cose più straordinarie che la Sicilia custodisce, e anche una delle meno conosciute fuori dall’isola. Non confonderli con i Santoni di San Pietro a Modica, le statue barocche degli apostoli: questi Santoni sono altro, sono molto più antichi, sono qualcosa che non ha confronti in tutta la Sicilia.
Si trovano sul pendio meridionale del colle Orbe, a poca distanza dall’area archeologica di Akrai. Sono dodici bassorilievi scolpiti nella parete calcarea, distribuiti su circa trenta metri di roccia, che rappresentano la dea Cibele, la Grande Madre, la Mater Magna del mondo ellenistico. In alcune nicchie la dea è raffigurata a grandezza naturale, con il chitone pieghettato e il mantello che ricade sulla spalla, seduta su un trono con i leoni ai lati, con il timpano nella mano destra. Risalgono alla metà del III secolo avanti Cristo, in età ellenistica, e furono scoperti dal barone Judica nel 1809.
Quello che li rende unici non è solo l’antichità o la qualità scultorea, anche se entrambe le cose ci sono. È la loro posizione: non sono in un museo, non sono in una teca di vetro. Sono nella roccia, all’aperto, esattamente dove i maestri lapicidi li hanno scolpiti duemila e trecento anni fa. Li trovi camminando lungo un sentiero tra la macchia mediterranea, li scopri dietro una curva, e per un momento ti sembra di essere tornati indietro nel tempo. È una sensazione che non si dimentica.
Il 1693 e la rinascita barocca
Il terremoto dell’11 gennaio 1693 non risparmiò Palazzolo, come non risparmiò nessuno dei borghi del Val di Noto. La città fu gravemente danneggiata, e la ricostruzione avvenne secondo quel piano urbanistico barocco che trasformò tutta la Sicilia sud-orientale in uno dei patrimoni architettonici più importanti del mondo. Nel 2002 Palazzolo Acreide fu inserita, insieme ad altre sette città del Val di Noto, nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Il barocco di Palazzolo ha un carattere proprio, riconoscibile. Non è la verticalità di Gagliardi a Modica, non è la coerenza urbanistica di Noto. È un barocco più libero, più anarchico, che si esprime in facciate a torre come quella di San Sebastiano, in portali ridondanti di ornamenti come all’Annunciata, in balconi con mensoloni zoomorfi e antropomorfi che sembrano inventati uno per uno. È il barocco di una città che si stava ricostruendo con la voglia di stupire, e che in quella voglia ha lasciato tracce durature.
San Sebastiano, San Paolo e il balcone più lungo d’Europa
Le due chiese principali di Palazzolo Acreide sono San Sebastiano e la Basilica di San Paolo, entrambe patrimonio UNESCO, entrambe esempi del barocco tardivo siciliano nella sua forma più alta.
San Sebastiano è il simbolo visivo del borgo, quella con la facciata a torre che si vede da lontano e che d’estate diventa il fondale naturale dell’Albero di Natale più grande di Sicilia, il cui allestimento sulla facciata della chiesa è diventato un appuntamento fisso del calendario natalizio siciliano. Riedificata da Giuseppe Ferrara dopo il 1693, ha una facciata caratterizzata da quattro colonne tortili binate che danno al prospetto uno slancio verticale di straordinaria eleganza. Per questa chiesa fu commissionata ad Antonello da Messina una Annunciazione del 1474, oggi conservata al Museo Bellomo di Siracusa.
La Basilica di San Paolo, dedicata al patrono principale insieme a San Sebastiano, ha dimensioni più ampie e un interno di grande solennità. Il 25 gennaio, festa della Conversione di San Paolo, e il 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, il borgo si ferma per celebrare i suoi patroni con processioni e riti che si ripetono uguali da secoli.
Ma tra tutti i monumenti barocchi di Palazzolo, ce n’è uno che spicca per una ragione curiosa e quasi comica nel suo eccesso. Palazzo Lombardo-Cafici, in via Garibaldi, ha una balconata continua di ventisette mensoloni antropomorfi e zoomorfi che corre per tutta la facciata dell’edificio. Qualcuno sostiene che sia il balcone barocco più lungo d’Europa. Non lo si può verificare con certezza, ma l’affermazione circola da abbastanza tempo da essere diventata parte dell’identità del borgo. In un borgo che ha già tanto, avere anche il balcone più lungo d’Europa è il tipo di primato che un siciliano apprezza.
Il quartiere medievale e il castello
Prima del barocco e prima degli Arabi, c’era il Medioevo. E il Medioevo a Palazzolo Acreide ha lasciato il suo quartiere, quello più antico, quello che i Normanni costruirono nel XII secolo intorno al castello. Il quartiere medievale si trova nella parte alta del borgo, con vicoli stretti che in dialetto modicano si chiamano ronchi, parola che esiste soltanto a Palazzolo e che significa vicolo cieco. Una parola che non ha equivalenti altrove, e che per questo vale da sola una visita.
Il castello normanno, o quello che ne resta, domina dall’alto con i suoi ruderi suggestivi. Fu costruito nel XII secolo, trasformato in palazzo baronale nei secoli successivi, e si avvicendarono nella sua gestione diverse baronie: da Guilfredo figlio del conte Ruggero, agli Alagona dal 1374 al 1579, al principe di Butera Francesco Santapau, fino ai principi Ruffo di Calabria. Oggi è in parte diroccato, ma la sua posizione e la vista sulla valle dell’Anapo che si apre ai suoi piedi valgono la salita.
Il Carnevale più antico di Sicilia
Palazzolo Acreide ha un primato che pochi borghi siciliani possono vantare: il Carnevale più antico di tutta la Sicilia. Le origini si perdono nella notte dei tempi, probabilmente nel periodo greco quando i festeggiamenti in onore di Dioniso avevano già questa connotazione di liberazione temporanea dalle regole sociali. Oggi il Carnevale di Palazzolo è un appuntamento che attira visitatori da tutta la provincia di Siracusa e oltre: sfilata di carri allegorici, gruppi in maschera, veglioni nelle piazze, e le abbuffate a base di Cavatieddi, la pasta tipica condita con il sugo di maiale e la salsiccia palazzolese.
La salsiccia palazzolese merita una menzione speciale anche fuori dal contesto del Carnevale. È un insaccato di carne suina con spezie, sale e peperoncino, con un misto di parti magre tagliate a dadini che le dà una texture particolare, diversa dalla salsiccia di maiale nero dei Nebrodi ma ugualmente di grande qualità. I ristoranti di Palazzolo la propongono in mille modi, e la degustazione durante l’Agrimontana, la festa autunnale del mangiar bene che si tiene ogni ottobre, è una delle esperienze gastronomiche più autentiche dell’entroterra ibleo.
La Valle dell’Anapo e Pantalica
Il territorio di Palazzolo Acreide non finisce con il borgo. Si estende verso la Valle dell’Anapo, quel canyon naturale che il fiume scava tra le pareti calcaree degli Iblei, e che custodisce uno dei siti preistorici più importanti del Mediterraneo: la Necropoli di Pantalica. Cinquemila tombe a grotticella scavate nella roccia nell’età del bronzo, tra il XIII e il VII secolo avanti Cristo, distribuite su pareti di roccia che cadono quasi verticalmente sul fiume. È un paesaggio che non assomiglia a niente altro in Sicilia, selvaggio e silenzioso, raggiungibile a piedi con un’escursione di qualche ora lungo il fiume o in macchina da Ferla.
Nei dintorni del bosco di Baulì, tra Palazzolo e Noto, si trovano i ddieri, abitazioni rupestri di epoca bizantina scavate nella roccia, un tipo di insediamento diffuso in tutta la Sicilia orientale che qui ha alcuni degli esempi più accessibili e meglio conservati. La parola ddieri viene dall’arabo ad diar, casa, e anche questa etimologia racconta qualcosa sul melting pot culturale di questa terra.
La Villa Comunale e il Cimitero Monumentale
Palazzolo Acreide ha due luoghi che i visitatori frettolosi saltano e che invece meritano tempo. Il primo è la Villa Comunale del 1880, un vero e proprio giardino botanico inserito nell’elenco dei Giardini Storici d’Italia. Ci sono piante rare, alberi monumentali, un’atmosfera sospesa che a mezzogiorno d’agosto è il posto più fresco del borgo.
Il secondo è il Cimitero Monumentale del 1889, con i suoi motivi e fregi in stile liberty a decoro di tombe e cappelle gentilizie. In Sicilia i cimiteri storici sono spesso capolavori di arte sepolcrale che il turismo non considera ma che gli appassionati di architettura e di storia dell’arte cercano con cura. Quello di Palazzolo non fa eccezione: è un catalogo di gusto borghese di fine Ottocento, con tutta la malinconia e tutta la raffinatezza che quella stagione culturale sapeva esprimere.
Un borgo da vivere, non solo da visitare
C’è una cosa che mi colpisce ogni volta che penso a Palazzolo Acreide. È un borgo che ha tutto: l’archeologia greca, il medioevo normanno, il barocco siciliano, la natura degli Iblei, la gastronomia iblea, la casa museo di Antonino Uccello che abbiamo già raccontato in un articolo a parte su questo blog. Eppure è ancora lontano dalla saturazione turistica che ha colpito Noto, Modica, Ragusa Ibla. Ci si va e si trova ancora un borgo vivo, con le sue persone, i suoi ritmi, la sua quotidianità.
Ci sono i ronchi, i vicoli ciechi che non esistono in nessun altro posto. C’è il profumo della salsiccia che arrostisce nelle serate estive. C’è il silenzio della Valle dell’Anapo che si apre improvviso oltre il castello. C’è il senso di essere arrivati in un posto che non ha ancora deciso di trasformarsi in cartolina di se stesso.
Andateci. Andateci il prima possibile, prima che anche Palazzolo Acreide diventi troppo conosciuta per essere ancora così autentica.
Bisogna dire che ogni cosa si facesse in questo paese doveva essere fatta due volte e spesso l’uno contro l’altra, come se ci fossero due anime; l’una raccolta attorno alla vecchia chiesa di S.Paolo nel cuore della vallata, il quartiere più antico e decaduto dove vivevano soprattutto le famiglie baroniali e i contadini; e l’altro sulla cima del monte, raccolto attorno la chiesa di San Sebastiano nel quartiere nuovo dove s’era adunata la borghesia degli impiegati, negozianti professionisti, dov’erano il corso, i bar, il municipio e il teatro. Si combatteva per ogni cosa. Per esempio il patrono era San Paolo, nero, calvo, terribile, vestito di nero, la spada balenante che aveva tagliato cento e una teste di cristiani, e lassù proclamarono un altro patrono, San Sebastiano naturalmente, candido, bellissimo, intellettuale, legato ad un alberello e trafitto da frecce d’argento, signore dei laureati, degli artigiani e degli studenti… Giuseppe Fava
Giuseppe Enzo Domenico Fava, detto Pippo, è nato a Palazzolo Acreide il 15 settembre 1925, ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984. E’ stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista, e sceneggiatore italiano.
| ✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Dove si trova Palazzolo Acreide, libero consorzio comunale di Siracusa. Monti Iblei, 670 m s.l.m. Circa 45 km da Siracusa, 35 km da Noto, 45 km da Ragusa, 90 km dall’aeroporto di Catania Fontanarossa, 80 km dall’aeroporto di Comiso. 🚗 Come arrivare Da Siracusa: SS124 direzione Palazzolo Acreide, circa 45 minuti. Da Ragusa: SS194 fino a Giarratana poi provinciale 23. Da Catania: A18 o A19, uscita per Canicattini Bagni, poi SS124. Parcheggio in Piazza del Popolo e nelle vie limitrofe. 🏛️ Cosa vedere Area Archeologica di Akrai con il Teatro Greco (III sec. a.C.), i Santoni rupestri ellenistici dedicati a Cibele, Bouleuterion, Tempio di Afrodite, latomie dell’Intagliata e Intagliatella. Centro storico barocco UNESCO: San Sebastiano, Basilica di San Paolo, Annunciata, Palazzo Lombardo-Cafici con il balcone più lungo d’Europa, Palazzo Judica. Castello Medievale normanno. Villa Comunale, Cimitero Monumentale liberty. Casa Museo Antonino Uccello (chiusa per restauri dal 2022, verificare riapertura). 🌿 Natura e dintorni Valle dell’Anapo e Necropoli di Pantalica (5.000 tombe preistoriche, Patrimonio UNESCO), Bosco di Baulì con i ddieri rupestri bizantini, Cave di Cardinale. Riserva Naturale del Fiume Anapo. 📅 Quando andare e feste Tutto l’anno. Carnevale (febbraio, il più antico di Sicilia). 25 gennaio per San Paolo. Maggio per il Festival Internazionale di Teatro Classico dei Giovani al Teatro Greco. 29 giugno per San Pietro e Paolo. Ottobre per l’Agrimontana (festa gastronomica). Natale per l’Albero più grande di Sicilia su San Sebastiano e il Presepe Vivente. 🛒 Prodotti tipiciSalsiccia palazzolese, maialino nero, caponata palazzolese, gelatina di maiale, cavatieddi al sugo di maiale, funghi e tartufo degli Iblei, miele, mostarda, marmellata di mele cotogne. |
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
#PalazzoloAcreide · #BorghiSiciliani · #Akrai · #SantoniDiPalazzolo · #PatrimonioUNESCO · #GiuseppeCianci · #ValDiNoto · #SiciliaAutentica
