Un chilometro quadrato di pietra calcarea affacciato sul Mar Ionio, tre millenni di storia sovrapposta, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli, e un mercato del pesce che urla ogni mattina come se il tempo non fosse mai passato. Ortigia non si visita. Si abita, anche solo per un giorno. E non si dimentica.
C’è un momento, mentre si attraversa il Ponte Umbertino che collega la terraferma all’isola, in cui qualcosa cambia. Non è solo il paesaggio, non è solo il profumo di salsedine che si fa più presente. È la sensazione precisa di entrare in qualcosa di antico, qualcosa che ha visto passare talmente tante civiltà da aver finito per assorbirle tutte senza perdere la propria identità. Ortigia è così: un luogo che contiene tutto e che non somiglia a niente d’altro.
Questa piccola isola di poco più di un chilometro quadrato è il centro storico di Siracusa, una delle città più importanti del mondo antico. Qui i Corinzi fondarono il primo nucleo della loro colonia nel 734 avanti Cristo, qui visse e lavorò Archimede, qui Cicerone definì Siracusa la più bella e grande delle città greche, qui Federico II di Svevia lasciò il segno con uno dei castelli più imponenti del Mediterraneo. Tutto questo, compresso in uno spazio minuscolo che si percorre a piedi in meno di un’ora, ma che richiede molto più tempo per essere davvero capito.
Ortigia è una delle poche città del mondo dove camminare per strada significa attraversare tremila anni di storia senza mai uscire dal presente.

Il Tempio di Apollo: la prima pietra dell’Occidente
Il primo monumento che si incontra entrando a Ortigia è anche il più antico e, in un certo senso, il più emblematico di tutto ciò che l’isola rappresenta. Il Tempio di Apollo, eretto nel VI secolo avanti Cristo, è con ogni probabilità il primo grande tempio monumentale in pietra costruito dai Greci in Occidente. Di lui restano le colonne doriche imponenti, parte della cella, i resti di un’iscrizione sul primo gradino con il nome dell’architetto che lo costrui.
Ma ciò che rende il Tempio di Apollo diverso da qualsiasi altro sito greco è la stratificazione di storia che porta su di sé. Nel corso dei secoli è stato trasformato in chiesa cristiana, poi in moschea durante la dominazione araba, poi di nuovo in chiesa sotto i Normanni, poi in caserma spagnola. Ogni pietra racconta un capitolo diverso, e tutte le trasformazioni sono visibili insieme, come le pagine di un libro letto in ordine sparso. Oggi il tempio è circondato da una piazza aperta e accessibile a tutti, a pochi passi dal vivace mercato mattutino. Il contrasto tra l’antichità silenziosa delle colonne e il rumore del mercato moderno è uno di quei dettagli che rendono Ortigia impossibile da dimenticare.

Piazza Duomo e la Cattedrale: quando il greco diventa barocco
Il cuore di Ortigia, il punto verso cui tutto converge, è Piazza Duomo. È una delle piazze più belle d’Italia, costruita interamente in pietra calcarea locale che nelle ore centrali del giorno diventa quasi abbagliante sotto il sole siciliano, e al tramonto si tinge di un oro caldo e denso che sembra uscito da un quadro fiammingo. Tutta la piazza sembra progettata per fare da cornice alla Cattedrale, e in effetti è esattamente così.
La Cattedrale di Siracusa è uno dei monumenti più straordinari non solo della Sicilia, ma di tutta l’architettura europea. Il motivo è semplice e al tempo stesso sbalorditivo: è costruita attorno a un tempio greco dedicato ad Atena, eretto nel V secolo avanti Cristo. Le colonne doriche originali del tempio sono ancora visibili, inglobate nelle mura della chiesa barocca costruita nel Seicento. Non si tratta di semplice riutilizzo di materiali, ma di una fusione autentica tra due epoche, due culture, due modi di concepire lo spazio sacro. All’interno, le navate seguono il ritmo delle antiche colonne, e camminando tra di esse si ha la sensazione di attraversare venticinque secoli di storia in pochi passi.
Sulla piazza si affacciano anche il Palazzo Beneventano del Bosco, esempio raffinato di architettura settecentesca con un cortile interno di grande bellezza, e la chiesa di Santa Lucia alla Badia, che custodisce uno dei capolavori assoluti del Seicento italiano: il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, dipinto nel 1608 durante il soggiorno siciliano del pittore. L’opera, che rappresenta il seppellimento della martire locale su uno sfondo di figure monumentali e oscurità drammatica, è accessibile ai visitatori e vale da sola il viaggio a Ortigia.
La Cattedrale di Siracusa è un tempio greco che non ha smesso di essere tale anche diventando una chiesa. È il monumento più onesto del Mediterraneo: non nasconde niente della propria storia.

Il Castello Maniace: la roccia sul mare
All’estremità meridionale dell’isola, là dove la terra finisce e il mare comincia in tutte le direzioni, sorge il Castello Maniace. Voluto da Federico II di Svevia tra il 1232 e il 1240 su un’antica fortezza bizantina, deve il nome a Giorgio Maniace, il generale che riconquistò Siracusa dagli Arabi nel 1038. La struttura quadrata con le quattro torri cilindriche agli angoli è una delle più imponenti del Mediterraneo medievale, e la sua posizione sul promontorio che si protende nel mare aperto le conferisce una forza visiva che colpisce anche da lontano.
Entrare nel castello significa immergersi in uno spazio che unisce la durezza militare alla raffinatezza decorativa di Federico II, re e imperatore con un gusto estetico raffinato che si riflette in ogni dettaglio architettonico. Le nicchie ai lati del portale erano progettate per contenere arieti di bronzo, simboli di potere e protezione. Nelle sale interne, le colonne in pietra calcarea con capitelli decorati e le nervature delle volte raccontano di un edificio che era anche una residenza di rappresentanza. Il panorama che si gode dai camminamenti esterni, con il porto grande da un lato e il mare aperto dall’altro, è tra i più spettacolari di tutta la Sicilia orientale.

Il mercato, i vicoli e l’anima profonda dell’isola
Nessuna visita a Ortigia è completa senza perdersi nel mercato del mattino, che si tiene ogni giorno feriale nei pressi di Via De Benedictis, a pochi passi dal Tempio di Apollo. Non è un mercato per turisti. È un mercato vero, rumoroso, profumato, caotico nel modo giusto. Le pescherie all’aperto espongono il pescato della notte con una cura estetica quasi artistica. I venditori urlano prezzi e complimenti in dialetto siracusano, una lingua che sembra fatta apposta per il mercato. I banchi traboccano di agrumi, melanzane lucide, pomodori piccadilly, erbe aromatiche, pistacchi di Bronte, caciocavalli appesi, peperoncini rossi. L’odore del mare si mescola con quello della menta e del pesce fresco. Il tutto in uno scenario di vicoli medievali e palazzi barocchi che in qualsiasi altra città del mondo sarebbero i protagonisti assoluti. Qui sono solo lo sfondo.
I vicoli di Ortigia meritano di essere percorsi senza meta e senza fretta. È nel girare a caso, nell’imboccare una stradina che porta a una piazzetta inaspettata, nel trovare un portone aperto su un cortile con un albero di aranci al centro, che si capisce davvero cos’è questo posto. I balconi fioriti, i panni stesi tra i palazzi, i gatti che dormono sulle pietre scaldate dal sole, le voci che escono dalle finestre aperte, tutto contribuisce a una dimensione di vita vissuta che nessuna guida riesce a catturare del tutto.
La Giudecca e i bagni ebraici: il tesoro nascosto
Tra i tesori meno conosciuti di Ortigia c’è il quartiere della Giudecca, che conserva tracce della vivace comunità ebraica che abbitò l’isola fino al 1492, anno dell’editto di espulsione degli Ebrei dai territori della Corona di Spagna. Nei sotterranei di alcuni edifici si trovano i miquè, i bagni rituali ebraici scavati nella roccia e alimentati da acqua sorgiva. Il più accessibile si trova sotto la chiesa di San Filippo Apostolo, dove tre livelli sotterranei scavati dai Greci ospitano una cripta con affreschi settecenteschi, una rete ipogea che collegava i luoghi sacri dell’antica Ortigia, e infine un pozzo greco intorno al quale nel Quattrocento fu costruita una scala elicoidale che scende fino a diciotto metri di profondità. È uno dei siti più affascinanti e meno frequentati dell’isola.
Il Palazzo Bellomo e Antonello da Messina
Chi ama l’arte non può lasciare Ortigia senza visitare la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, ospitata in un edificio di origine sveva con influenze gotico-catalane che è di per sé un monumento. La collezione copre un arco che va dal XII al XVIII secolo e comprende sculture, dipinti, oggetti decorativi, arredi sacri e testimonianze della storia artistica siciliana. Il pezzo più celebre è l’Annunciazione di Antonello da Messina, uno dei massimi pittori del Quattrocento italiano, capace di fondere la tradizione fiamminga con quella italiana in modo del tutto originale. L’opera, che ritrae una Vergine colta di sorpresa nel momento dell’annunciazione con un’intensità psicologica moderna, è considerata uno dei capolavori assoluti della pittura siciliana.
Palazzo Bellomo è uno di quei musei che nessuna guida riesce a rendere giustizia. Bisogna entrarci, fermarsi davanti all’Antonello, e lasciare che faccia il suo lavoro.
Ortigia di notte: la città che non dorme
Quando il sole scende dietro i Monti Iblei e la luce diventa arancione e poi viola, Ortigia cambia ancora una volta faccia. Il lungomare si riempie di siracusani in passeggiata, i locali aprono le sedie all’esterno, le piazze si animano di voci e musica. Piazza Duomo di notte, con la facciata della Cattedrale illuminata e i tavolini dei locali che occupano lo spazio intorno, è uno degli spettacoli più eleganti che la Sicilia sappia offrire. La cucina siracusana, con il pesce appena pescato, la pasta con le sarde, gli arancini dorati e le granite di mandorla, merita almeno una cena nel cuore dell’isola.
Come arrivare e come muoversi
Ortigia è collegata alla terraferma dal Ponte Umbertino e dal Ponte Santa Lucia. L’isola è in gran parte zona a traffico limitato, quindi il modo migliore per visitarla è a piedi. Il parcheggio Talete, appena all’ingresso della ZTL, è la soluzione più comoda per chi arriva in auto. L’isola dispone anche di un servizio di autobus elettrico che percorre il perimetro per chi non vuole o non può camminare molto. Da Palermo si raggiunge Siracusa in circa tre ore in treno. Da Catania in circa un’ora e mezza. L’aeroporto più vicino è quello di Catania, con numerosi collegamenti giornalieri da e per le principali città italiane ed europee. Ortigia è bella in ogni stagione: la primavera e l’autunno offrono il clima migliore per camminare, l’estate porta il mare a portata di mano dalle piccole spiaggette dell’isola, l’inverno regala un’atmosfera raccolta e quasi magica, con la piazza quasi deserta e la luce che cambia ogni ora.
Non si viene a Ortigia per vedere dei monumenti. Si viene per capire cosa significa abitare un luogo per tremila anni. Quella comprensione arriva lentamente, a piedi, tra un vicolo e l’altro, tra il rumore del mercato e il silenzio del lungomare. Arriva nel momento in cui ci si ferma davanti a una colonna greca inglobata in una parete barocca e si realizza che non c’è nessun altro posto al mondo dove questo possa succedere nel modo in cui succede qui.
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
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