Tortorici, Borgo di Sicilia nel Parco dei NebrodiTortorici, Borgo di Sicilia nel Parco dei Nebrodi

Tre nomi, tre anime: la Città delle Campane, la Città della Nocciola, la Valle dell’Ingegno. Un paese che per secoli ha riempito di suono le chiese di tutta la Sicilia.

Un paese con tre soprannomi

Quando un paese ha tre soprannomi, vuol dire che ha vissuto abbastanza da meritarsi più di un’identità. Tortorici ne ha tre, e tutti e tre sono veri. La Città delle Campane, perché per secoli i suoi maestri fonditori hanno riempito di bronzo i campanili di tutta la Sicilia e di parte della Calabria. La Città della Nocciola, perché le sue settantadue borgate sono immerse nei noccioleti, e la nocciola dei Nebrodi ha una qualità che il mercato mondiale conosce e cerca. La Valle dell’Ingegno, perché da questo borgo di montagna sono usciti artisti, pittori, intellettuali, uomini di cultura che hanno lasciato il segno ben oltre i confini dei Nebrodi.

L’alluvione che spezzò il canto della tortora

C’è una poesia popolare siciliana che racconta la storia di Tortorici meglio di qualsiasi documento storico. Dice così: Tortora non canti più sopra quel Noce, come cantavi prospera e felice. Venne la piena e portò via il Noce, e la bella città di Tortorici. La notte del 6 giugno 1682, un’alluvione catastrofica si abbatté sul paese. Il fiume Grande straripò, portando via con sé edifici, chiese, botteghe, opere d’arte, vite umane. La popolazione si dimezzò.

Ma Tortorici si rialzò. Con quella testardaggine tipica dei paesi di montagna che non hanno l’abitudine di arrendersi, ricostruì le sue chiese, rimise in moto le sue botteghe, tornò a fondere campane. E quella poesia della tortora sul noce è rimasta nella memoria collettiva del paese come un promemoria di quello che si era stati e di quello che si è saputo ricostruire.

I mastri campanari e il bronzo che suona ancora

La tradizione campanaria di Tortorici è antichissima. Già nel XIV secolo i fonditori oricensi, come li chiamavano, erano famosi in tutta la Sicilia. Le campane di Tortorici finivano nei campanili di Palermo, di Catania, di Messina, dei paesi più sperduti dell’isola. Ognuna portava il marchio della fonderia, il nome del maestro che l’aveva fusa.

La più famosa di tutte è ancora lì, nel campanile della Chiesa Madre. Pesa due tonnellate. Fu fusa nel 1552 dai maestri campanari Jeronimo Domenico e Antonino Garbatu. È una delle campane più antiche della Sicilia ancora in funzione, e il suo suono, profondo e melanconico, si sente per chilometri nelle mattine d’inverno. La vecchia Fonderia delle Campane Trusso, che smise di produrre nel 1956, è oggi un museo. Visitarla vuol dire entrare in un luogo dove il tempo si è fermato.

Fidelis et Victoriosa Civitas

C’è un titolo che Tortorici porta con orgoglio: Fidelis et Victoriosa Civitas, città fedele e vittoriosa. Lo ottenne nel 1630, quando si liberò del giogo feudale diventando città demaniale con il diritto di mandare un proprio rappresentante al Parlamento siciliano. Era gente di ingegno, appunto. Gente che sapeva fare le cose con le proprie mani e con la propria testa.

Giuseppe Tomasi e il Museo Etnofotografico

Dai secoli XVII e XVIII le chiese della Sicilia orientale erano piene di dipinti firmati da un solo nome: Giuseppe Tomasi da Tortorici, un pittore di formazione caravaggesca nato in questo borgo di montagna. La Pinacoteca Comunale che porta il suo nome custodisce alcune delle sue opere più importanti insieme a dipinti di artisti contemporanei e alle preziose mazze d’argento massiccio del Cinquecento.

Il Museo Etnofotografico Franchina-Letizia è il museo fotografico più grande della Sicilia e il secondo in Italia per importanza, preceduto solo dal Museo Alinari di Firenze. Raccoglie fotografie d’epoca che documentano la vita del paese e dei Nebrodi dal 1890 in poi. È un archivio visivo di straordinaria bellezza, in cui la Sicilia di fine Ottocento e primo Novecento si mostra con una nitidezza commovente.

La festa dei nudi e San Sebastiano

La festa del patrono San Sebastiano inizia il primo gennaio con il suono della grande campana. La processione principale vede i militi di San Sebastiano portare la vara a spalle scalzi e in abito bianco. Li chiamano i nudi, anche se nudi non sono. È un voto, un atto di devozione fisica che si rinnova ogni anno con la stessa intensità. La festa si ripete nella seconda domenica di maggio. Due volte l’anno, Tortorici si ferma e torna a essere la città che era.

✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE

Dove si trova
Tortorici, città metropolitana di Messina. Valle del fiume Grande, Nebrodi nord-occidentali, circa 500 m s.l.m. 45 km da Capo d’Orlando, 80 km da Messina.

In auto
Dalla costa tirrenica, da Naso o da Capo d’Orlando su strade provinciali di montagna. Non ci sono autostrade nelle vicinanze.

Cosa visitare
Fonderia Trusso, Pinacoteca Comunale Giuseppe Tomasi, Museo Etnofotografico Franchina-Letizia, Museo Etnoantropologico Sebastiano Franchina, Chiesa di San Francesco Monumento Nazionale, Chiesa Madre con la campana del 1552, Mulino Ferrera del 1600.

Quando andare
Gennaio per la festa di San Sebastiano e il suono della grande campana. Agosto per la Festa della Nocciola. Autunno per i boschi, i funghi e i colori dei noccioleti.

Prodotti tipici
Nocciola IGP dei Nebrodi, pasta reale di Tortorici con nocciole, maiorchino, salumi di maiale nero, funghi porcini, miele, ricotta.

Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi