Il villaggio. Questo vuol dire il suo nome, dall’arabo kerya. Un nome che non promette niente di grandioso, solo l’essenziale. Eppure dietro quella parola semplice si nasconde un borgo di musei, di funghi, di scalpellini e di botanici illustri.
Il paese dei musei
Ci sono paesi che hanno un monumento. Qualcuno ne ha due. Ucria ne ha sei, e tutti e sei sono musei. Per un borgo di poco più di ottocento anime, arroccato sui Nebrodi tra i 710 e i 790 metri sul livello del mare, è una cosa che fa riflettere. Non è un caso, non è una coincidenza. È la scelta precisa di una comunità che ha deciso di non dimenticare.
Il Polo Museale di via Francesco Crispi raccoglie quattro collezioni distinte sotto lo stesso tetto: il Museo Etnostorico dei Nebrodi intitolato ad Antonino Gullotti, il Museo Pedagogico delle Arti e Creatività Giovanile, il Museo Tipologico delle Arti Tradizionali di Sicilia, e il Museo della Carta Pesta dedicato all’arte del Gianpistone, la maschera tradizionale del carnevale locale. A questi si aggiungono il Museo Micologico e la collezione permanente della Chiesa del Rosario. Sei musei. In un paese di ottocento persone.
Da kerya alle torri saracene
Il nome di Ucria viene dall’arabo kerya, che significa semplicemente villaggio. Qui c’era un insediamento arabo con due torri di avvistamento da cui si controllava chi saliva dal mare verso l’interno. Le torri sono ancora parzialmente visibili, e dalle torri si diramavano una serie di gallerie e cunicoli sotterranei che percorrevano tutto il sottosuolo del centro abitato. Una rete di passaggi segreti che ha alimentato per secoli le leggende del paese.
I rinvenimenti di utensili preistorici nei pressi della Rocca di San Marco e un tesoretto di monete romane del 215 a.C. trovato in contrada Orelluso dicono che queste colline erano frequentate dall’uomo già nell’antichità. Secondo la leggenda locale, Ucria fu fondata dagli abitanti di una città scomparsa che sorgeva sulla cima del Monte Castello, a 998 metri, forse l’antica Ocria o Keria citata nelle fonti greche.
Padre Bernardino, il Linneo siciliano
Tra tutti i figli illustri che Ucria ha dato al mondo, il più straordinario è probabilmente uno che molti non conoscono. Si chiamava Michelangelo Aurifici, nacque ad Ucria il 9 aprile 1739, e quando entrò nell’ordine francescano prese il nome di Padre Bernardino da Ucria. Divenne uno dei più grandi botanici del Settecento europeo, tanto che i suoi contemporanei lo chiamavano il Linneo siciliano.
Nel 1786 fu nominato Dimostratore di Botanica presso l’Università di Palermo. Fu lui a progettare e realizzare la parte storica dell’Orto Botanico di Palermo, inaugurato nel 1789, uno dei più belli d’Europa. Nel cortile dell’Orto Botanico c’è il suo busto, scolpito dallo scultore Mario Rutelli. Ogni volta che qualcuno passeggia tra le piante rare di quell’orto palermitano, sta camminando nell’opera di un ucriese.
Gli scalpellini e il Nuovo Mondo
Nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento, i maestri scalpellini di Ucria erano rinomati in tutta la Sicilia per la loro abilità nel lavorare la pietra. Poi arrivò l’emigrazione, e gli scalpellini ucriesi presero la nave per l’America. Si stabilirono in gran numero a Waltham, nel Massachusetts, dove trovarono lavoro nell’industria edilizia locale. Portarono con sé le loro mani, il loro mestiere, la loro lingua.
Ogni 14 agosto, Ucria celebra la Festa dell’Emigrante. Il paese si riempie di facce che sembrano quelle dei paesani ma con qualcosa di diverso negli occhi, quel misto di appartenenza e distanza che ha chiunque sia cresciuto tra due mondi.
I funghi, la nocciola e la cucina del bosco
I funghi sono la prima cosa che viene in mente: porcini, ovoli, finferli, mazze di tamburo, funghi di ferla. La Sagra dei Funghi di ottobre include la Mostra Micologica con oltre 250 specie esposte, con biologi micologi che spiegano, classificano, avvertono sui rischi delle specie tossiche. Non è solo una festa gastronomica: è un atto di conoscenza.
La nocciola, la nucidda come la chiamano qui, è l’altro prodotto simbolo. Le coltivazioni risalgono alla fine dell’Ottocento, e oggi la nocciola dei Nebrodi è tutelata dal marchio IGP. I pasticceri locali la trasformano in torroni, paste reali, biscotti, liquori. È uno di quei prodotti in cui la qualità della materia prima è così alta che basta non sbagliare il processo per ottenere qualcosa di straordinario.
| ✦ COME ARRIVARE E COSA SAPERE 📍 Dove si trova Ucria, città metropolitana di Messina. Nebrodi nord-occidentali, 710-790 m s.l.m. Circa 50 km da Capo d’Orlando, 90 km da Messina. 🚗 In auto SS116 Capo d’Orlando-Randazzo con deviazione sulla SP136 da San Piero Patti. La SP139 da Sinagra è la più breve verso la costa di Brolo e Capo d’Orlando. 🏛️ Cosa visitare Polo Museale di via Francesco Crispi con quattro musei, Chiesa Madre di San Pietro Apostolo, Chiesa del Rosario, torri saracene, mulini ad acqua storici, sentiero per la cima del Monte Castello. 📅 Quando andare Ottobre per la Sagra dei Funghi e la Mostra Micologica. Settembre per la Sagra della Nocciola. 14 agosto per la Festa dell’Emigrante. 🛒 Prodotti tipici Funghi porcini e funghi di ferla, nocciola IGP dei Nebrodi, torroni e paste reali alle nocciole, liquore nocciolino, ricotta, provola, pecorino, salumi di maiale nero, castrato. |
Pubblicato da Giuseppe Cianci · Blogger siciliano · Tour Leader · Fotografo di viaggi
